2026: Torino, Milano, Cortina il mucchio selvaggio

Riprendiamo il comunicato del Coordinamento No Olimpiadi sull’ipotesi di candidatura trinitaria Torino-Cortina-Milano auspicata dal CONI.

La decisione partorita dal Comitato Olimpico Italiano e dai suoi dirigenti, in primis Malagò, di ripartire la candidatura italiana alle Olimpiadi 2026 fra le tre città in lizza, Torino, Milano e Cortina, obbedisce ad una logica spartitrice, da Manuale Cencelli del ventunesimo secolo, atta a non scontentare nessuno dei sindaci e dei governatori di regione, a loro volta referenti di comitati d’affari locali del tutto incuranti degli autentici bisogni delle popolazioni che abitano quei territori.

Questa scelta, mirante ad accontentare tutti senza rendere davvero felice nessuno degli ambiziosi feudatari in lizza, è figlia di un atteggiamento del governo quantomeno noncurante e distratto, occupato a far quadrare i conti e a rintracciare le risorse finanziarie utili a ripagare nei fatti le numerose promesse elettorali. La popolazione italiana ha altro a cui pensare che non siano inutili e dannosi Grandi Eventi come le Olimpiadi, deve come si suol dire mettere insieme il pranzo con la cena, ed un governo che ha creato tante e tali aspettative deve pur tenerne conto.

La proposta del CONI parte dalla volontà dei consigli comunali delle tre città candidate a permettere una candidatura condivisa; ciò non corrisponde a verità, quantomeno nel caso di Torino, infatti la disponibilità data dal consiglio comunale con la delibera del 19 luglio scorso alla candidatura, esclude esplicitamente la collaborazione al di fuori del territorio dell’area metropolitana Torinese. A fronte di questo vincolo risulta completamente ingiustificata e non autorizzata la trattativa che la sindaca Appendino si è dichiarata disponibile ad affrontare in rapporto con il governo nella lettera inviata al CONI. Una nuova posizione aperta a collaborazioni fuori del territorio Torinese dovrebbe in ogni caso passare dal confronto in Consiglio Comunale, con eventuale approvazione di una nuova delibera, senza di ciò la scelta di aprire a collaborazioni di questo tipo risulta in contrasto con la volontà espressa dal consiglio comunale Torinese e non può produrre effetti validi.

Confidiamo che la sindaca Chiara Appendino e la sua giunta vorranno chiudere un capitolo penoso per la vita politica della città, rinunciando definitivamente a velleità di protagonismo olimpico che erano, e sono, in palese contrasto con il programma politico da loro presentato agli elettori torinesi nella primavera del 2016, che parlava esplicitamente di tutela dell’ambiente e di lotta all’economia del debito.

Il CoNO, Coordinamento No Olimpiadi, ricorda agli attori in campo che da diversi decenni a questa parte, nel momento storico in cui il capitalismo di rapina trionfa, le diverse edizioni Olimpiche, invernali e estive, non hanno portato alcun giovamento alle città e alle nazioni impegnate a sobbarcarsi questo tipo di fardello. Danni ingenti al territorio alpino e un debito che divora ogni possibilità di attenzione e cura per le fasce più deboli, questi furono per Torino nel 2006, i bei risultati di una volontà di concedersi quindici giorni sotto i riflettori del mondo intero, da ripagare con decenni di austerità e di crescente miseria.

https://cono2026.wordpress.com/2018/08/03/2026-torino-milano-cortina-il-mucchio-selvaggio/

Per questi motivi il CoNo ribadisce la sua ferma opposizione a questa candidatura Olimpica condivisa: fin dall’inizio del nostro impegno politico e sociale, spiegammo la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di candidatura italiana alle Olimpiadi, anche al di fuori del territorio piemontese. Ora si tratta di coinvolgere tutti coloro che non credono più alle false promesse della società dello spettacolo, quel popolo che tutti i partiti, a parole, prima blandiscono e poi ingannano nei fatti.

Il CoNo ritiene che un referendum popolare potrà e dovrà coinvolgere i nostri concittadini e permettere loro di esprimersi liberamente; confidiamo che la classe politica e gli organismi amministrativi atti all’analisi di un tale quesito non impediranno, con cavilli ed altri espedienti, il compiersi della normale e naturale dialettica politica fra le parti sociali. Di certo, il quesito referendario dovrà essere formulato in modo da non essere tendenzioso, in modo cioè da far apparire l’Evento Olimpico come un irrinunciabile Paese dei balocchi, foriero di un improbabile, anzi impossibile crescita occupazionale. Per questo vigileremo affinché la popolazione venga informata nella maniera più trasparente e corretta.

Infine, la decisione del Coni non fa che rendere ancor più necessario e ineludibile un ulteriore passaggio, ovvero la creazione di una vera e propria rete nazionale di contatti fra tutti coloro che non si riconoscono nel cumulo di falsità che vorrebbe l’Olimpiade come panacea di tutti i mali. Per questo, all’inizio del mese di settembre, il Coordinamento No Olimpiadi convocherà un incontro nazionale, nella città di Torino, aperto a tutte le donne e gli uomini disposti a mettersi in gioco, contro i giochi dello sperpero di suolo e del malaffare.  In questi ultimi mesi in molti si sono rivolti a noi, anche da altre città, ed ora ci impegneremo per rendere più efficace la nostra lotta pacifica per i diritti delle persone e dell’ambiente.

Coordinamento No Olimpiadi

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