I vostri deserti, le nostre mille isole… Manituana è tornata!

Più di sei mesi fa, senza la minima avvisaglia o tentativo di negoziazione, gli spazi del Laboratorio Manituana in Via Cagliari venivano sgomberati da un ingente dispiegamento di polizia. Con scudi e manganelli, la governance cittadina provava a cancellare un’esperienza autorganizzata giovane e innovativa, fatta di appropriazione dal basso e messa in comune di saperi e pratiche collettive. L’amministrazione era così convinta di aver eliminato un ostacolo alla messa a valore dei quartieri che da Borgo Rossini si estendono fino a Barriera di Milano, zone impoverite dalla crisi, prive di servizi pubblici adeguati e sufficienti luoghi di socialità, pronte dunque ad entrare nella spirale di speculazione immobiliare e gentrificazione. Nelle ore immediatamente successive allo sgombero, un corteo spontaneo di centinaia di persone aveva tuttavia lanciato un messaggio chiaro: le mille isole di libertà e autonomia costruite in tre anni di sperimentazione non cederanno facilmente ai deserti dell’ordine e del decoro.

Quella promessa è stata mantenuta. In questi mesi, le nostre isole hanno vissuto nella molteplicità di esperienze che rompono la solitudine, l’indifferenza e la paura nell’Italia del pentaleghismo. Dalle iniziative nel quartiere e dai vari interventi locali fino alle mobilitazioni nazionali femministe, antirazziste e contro le grandi opere inutili, Manituana ha attraversato e contribuito alle lotte contro la tempesta di merda che investe quotidianamente le nostre vite nel mondo di Trump, Bolsonaro e Macron, e nell’Italia dell’apartheid securitario, sessista e lavorista. Non senza difficoltà, il nostro arcipelago ha saputo resistere all’inabissamento, diffondendosi nella città e sprofondando soltanto per riemergere con più forza.

Oggi Manituana è tornata, liberando l’ex deposito Amiat di Largo Maurizio Vitale, uno spazio sfitto di proprietà del comune di Torino, destinato all’abbandono e all’incuria. Torniamo nello stesso quartiere e con i medesimi obiettivi, ricche/i di percorsi consolidati e nuovi progetti. Tra queste mura, intendiamo impiantare e ampliare la rete di corpi e idee che costituisce la nostra realtà. Apriamo qui un cantiere per intrecciare relazioni e pratiche di conflitto, per difendersi ed attaccare – una nuova istituzione comune, come nella mitica esperienza irochese, in cui gli indiani si rifugiano per sfuggire ai coloni bianchi, dove creano una comunità fondata su rapporti paritari, solidarietà e autogestione. Manituana: i seminari autogestiti di letteratura, filosofia e psicanalisi, contro la miseria del mondo accademico e per sviluppare pensiero critico tramite il confronto orizzontale; il gruppo di teatro, il collettivo artistico, i concerti e le jam sessions, i dibattiti e le presentazioni di libri, il festival “Braccia rubate all’agricoltura”, per autoprodurre cultura fuori dai circuiti tradizionali. Manituana: la ciclofficina e il gruppo di acquisto solidale, per un modello alternativo di mobilità e di consumo. Marijtuana: collettivo antiproibizionista, per l’educazione e la sensibilizzazione sulle sostanze. Manituana: gli esperimenti di mutualismo e autorganizzazione di lavoratrici e lavoratori precarie/i e autonome/i, dalle ricercatrici e dai ricercatori non strutturate/i alle e ai riders della micrologistica del Food Delivery. Manituana: la lotta contro ogni frontiera, gli sforzi per costruire un coordinamento antirazzista metropolitano permanente e per sostenere l’accoglienza autogestita. Manituana: un’aula studio, uno spazio per mangiare e una biblioteca virtuale contro le mancanze del welfare cittadino e universitario.

Ma alle somiglianze con il passato si articolano le differenze del presente: in sei mesi le cose cambiano, e di molto. Sappiamo bene che aprire oggi uno spazio sociale significa lanciare una sfida politica importante e difficile, ed intendiamo percorrerla con tutta la determinazione di cui siamo capaci. Dopo la firma del “contratto di governo”, poveri/e, migranti, donne e soggettività non conformi sono state messe al centro dell’offensiva nazional-liberista di Salvini e Di Maio. Allo sfruttamento e alla precarizzazione si sono allora accompagnati disciplina ed autorità patriarcale. La proprietà dei confini e dell’identità nazionale consolida la proprietà economica: l’austerità si rafforza tramite l’inasprimento degli sgomberi delle occupazioni abitative, il sessismo di Stato, il respingimento delle/i migranti e la messa al bando delle ONG. Da nord a sud, non mancano però resistenze e lotte inedite. Mentre la Francia si tinge di giallo e insorge contro l’aristocrazia neoliberale e il suo monarca, in Italia donne e migranti, precarie/i e studentesse/i, sindaci recalcitranti, ribelli mediterranee/i ed alpine/i si oppongono al governo, rivendicando un radicale cambiamento di rotta. In questa situazione, pensiamo che Torino non possa soltanto restare a guardare ma debba a sua volta mobilitarsi, disobbedire alle direttive del governo, ed in primo luogo rifiutare materialmente il “decreto immigrazione e sicurezza”. La nuova Manituana è allora un piccolo passo in questa direzione, capace di tessere bisogni e desideri, aprendo grandi contraddizioni. L’inizio del 2019 lo festeggiamo così, con una settimana di ritardo, in nuovo spazio sociale, per una Torino diversa, aperta e solidale.

Invitiamo tutte e tutti a venire a conoscere e sostenere il nuovo spazio. Il pomeriggio sarà dedicato alla pulizia e ai primi lavori. Per un primo aperitivo, ci vediamo stasera, h18, in Largo Maurizio Vitale 113 (Borgo Rossini, 10 minuti dal Campus Einaudi).

Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito, Torino