(Ri)Nasce la Biblioteca di Milorad!

Rinasce la Biblioteca di Milorad nei locali di largo Vitale 113. Qui alcune F.A.Q. in aggiornamento periodico che possono aiutare a capirne i tratti essenziali!

Una biblioteca autogestita?

In tante e tanti la aspettavano e si interrogano sul suo funzionamento. Vogliamo che la Biblioteca di Milorad sia un luogo in cui non esistono differenze artificiose tra “utenti” e “gestori”, ma un luogo che sia aperto alla collaborazione di tutte e tutti e si interfacci con altre realtà simili sul territorio. La Biblioteca non sarà mai un progetto a sè stante ma s’intreccerà con gli altri percorsi attivi dentro Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito – dal collettivo antiproibizionista al Gruppo di Acquisto Solidale Manituana.

Perché “Di Milorad”?

La Biblioteca di Milorad raccoglie diversi fondi, ma deve il suo nome al compagno sfrattato che dopo mesi di resistenza era riuscito ad ottenere un alloggio popolare troppo piccolo per contenere i suoi libri e aveva deciso di donarceli per farne una biblioteca aperta al quartiere. Poco prima dello sgombero di via Cagliari eravamo in procinto di inaugurarla, ma con l’irruzione della polizia nei nostri spazi il progetto aveva subito una momentanea battuta d’arresto.

Come posso prendervi parte e partecipare?

Il contributo che tutti e tutte possono dare alla biblioteca non è limitato al suo arricchimento in termini di posseduto ma anche alla gestione della stessa, dal suo mantenimento in buono stato alla realizzazione del catalogo cartaceo e soprattutto alla creazione dei percorsi bibliografici sotto i quali raccogliere i libri esposti!

Dove trovo il catalogo?

Il catalogo dei libri cartacei viene periodicamente aggiornato (anche tu puoi contribuire alla sua realizzazione, passando da Manituana!) e caricato a questo link: . Per adesso si tratta di risorse cartacee, ma speriamo presto di poter aggiornare anche il catalogo delle risorse digitali!

Come posso prendere in prestito ciò che vi trovo?

Semplice! La prima volta, incontrerai una persona informata di ogni aspetto della gestione della biblioteca. Quelle successive, potrai aggiornare il catalogo insieme a chi s’impegna nel progetto. In attesa d’un account A/I, puoi già richiedere un testo scrivendo all’indirizzo: laboratoriomanituana@gmail.com!

Come aiutare la Biblioteca?

Ora che la biblioteca è tornata a casa ha bisogno di scaffali e librerie per splendere di nuovo e diventare quella che dovrebbe essere, un patrimonio comune aperto a tutte e tutti. Per sostenerla puoi donare uno scaffale, o altri libri che possano arricchirla!

Cariche sulla CM. Le nostre bici più forti dei loro blindati

Scriviamo a caldo, ancora in preda a rabbia ed adrenalina. Vale la pena una piccola cronaca di ieri sera.
Doveva essere una pedalata per la città, una critical mass come molte altre, un momento in cui riprendersi le strade in quella che, va ricordato, è una delle città più inquinate non dell’Italia ma del mondo.

Così, coi polmoni infiammati dallo SMOG dell’ora di punta ma felici di correre per i viali della città, condividendo la gioia di una pedalata collettiva, siamo stati invece protagonist* di un episodio mai avvenuto nella storia di questa iniziativa.

La reazione “dadaista” delle forze dell’ordine è un indizio chiaro: le lotte ambientaliste vanno bene se rimangono sul tracciato.

Non ci vergognamo di dire che non ce l’aspettavamo. La solita polizia in borghese e in moto, infastiditi e aggressivi, ma nulla di nuovo.
Certo, la presenza di diverse camionette dell’antisommossa che tentavano l’inseguimento nel traffico avrebbe dovuto metterci in allerta.

L’identificazione de* pericolos* ciclist*

Così, in un attimo, dal nulla, ci hanno attaccato alle spalle: scesi al volo dalle camionette caricando a freddo biciclette e persone mentre pedalavano, d’improvviso, senza nessun motivo. Hanno rovesciato le bici, manganellato le mani che stringevano i manubri, ci hanno spint* a terra ed hanno infierito sulle teste e sulle costole, a calci, ripetutamente.

Non ce l’aspettavamo, così come non ci aspettavamo la seconda e la terza carica, la celere impazzita tra biciclette, la caccia al ciclista, le botte su chiunque tentasse di frapporsi tra i manganelli e le persone a terra.

Hanno approfittato della sorpresa, ma soprattutto hanno approfittato dell’affetto verso le nostre bici. Difficile staccarsi da quella che è la quotidiana compagna delle nostre corse attraverso la città, difficile abbandonarla in preda ai celerini, difficile lasciare lì ciò che per molte persone è strumento di lavoro, l’unico mezzo che ci permette di arrivare a fine mese.

La reazione “dadaista” delle forze dell’ordine è un indizio chiaro: le lotte ambientaliste vanno bene se rimangono sul tracciato, se invece tentano di saldarsi con altre lotte, se mettono in dubbio il “sistema”, contaminandosi con pratiche e soggetti di mobilitazione differenti, non sono più tollerabili. Il modello di sviluppo che ci sta portando al collasso è sacro e intoccabile.

La critical è una pratica di lotta intelligente, veloce e difficilmente controllabile, in altre parole non è accettabile. Il braccio armato del potere ha il dovere di spezzare ogni possibile legame tra attivazione ecologista e lotte storicamente radicate e maturate nella nostra città, la polizia ha il dovere di sedare possibili convergenze di massa.

In questo senso i pestaggi e i fermi di ieri per noi sono di una chiarezza politica assoluta: ad essere colpit* sono stat* riders e attivist*, soggetti da sedare, isolare e punire senza motivo.
Quest’episodio di gestione scellerata dell’ordine pubblico è l’ultimo di un’escalation forse infinita che anima la città da due mesi.
Con la retorica della sicurezza e di pericolosità sociali varie ed eventuali, tutto è gestito sotto il segno di una repressione violenta, impulsiva ed immediata.

Siamo abituati alla violenza quotidiana del traffico, ci attrezzeremo anche per questa. Non riuscirete a fermarci, non riuscirete ad intimidirci.

Lunga vita!

Una furia evidente, capace di scatenare le reazioni opposte a quelle sperate dalla questura: una fortissima ed immediata solidarietà trasversale tra le lotte ed una vivace voglia di opporsi quotidianamente con i propri corpi.

Dopo le cariche selvagge tra i dehors in Santa Giulia, le cariche sul tram in via Milano, la carica sullo sciopero dell’8 marzo, i rastrellamenti violenti che avvengono tutti i giorni nelle nostre strade, sui treni e nelle scuole, viene solo da chiedersi quale sarà la prossima mossa. Cosa si inventeranno la prossima volta per militarizzare questa città? Quale sublimi apici raggiungerà chi gestisce l’ordine pubblico torinese?

In questo momento di passaggio di consegne tra questori, a pochi giorni dall’insediamento di De Matteis, le forze dell’ordine hanno agito secondo quella che ormai possiamo chiamare “la scuola Torino”. Coerenza e mentalità.

Ma non funzionerà. Siamo abituati alla violenza quotidiana del traffico, ci attrezzeremo anche per questa. Non riuscirete a fermarci, non riuscirete ad intimidirci.

Le strade sono nostre e ce le riprenderemo tutte le volte che sarà necessario.
Alla prossima!


Catalogo

Catalogo Generale

[In continuo aggiornamento. Ultimo: 22/03/2019]
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