Manituana ha una nuova casa – Ci cacciano dall’università, ci prendiamo la città!

Da oltre quattro mesi, al Laboratorio Culturale Autogestito Manituana, ubicato in via Sant’Ottavio 19 bis, è stata data comunicazione da parte dell’Università di Torino, proprietaria dell’immobile, che importanti lavori di ristrutturazione avrebbero reso inagibili i suoi spazi. Fino ad oggi abbiamo resistito alle minacce. Con la ricchezza delle nostre attività sociali e culturali e la gioia della nostra quotidianità comunitaria, abbiamo posticipato colpo dopo colpo l’inizio dei lavori stessi. Questa condizione non era, tuttavia, ulteriormente sostenibile, di fronte alla necessità dello svolgimento delle ristrutturazioni e della messa in sicurezza dei nostri locali.

Abbiamo così pensato che fosse venuto il momento giusto, l’occasione di rilanciarci e di espanderci. La grandiosa partecipazione attiva e solidale che si è generata in questi mesi intorno a Manituana, oltrepassando ogni aspettativa, ci ha consegnato una sfida affascinante, che abbiamo deciso di raccogliere senza presunzione. Non si tratta soltanto delle oltre mille firme digitali, raccolte in poche settimane a sostegno del nostro appello, provenienti da donne e uomini, dal mondo accademico, associazionistico, sindacale, politico e da tantissime compagne e compagni dei movimenti sociali. Le esperienze e le soggettività eterogenee che, nello spazio comune di Manituana, hanno saputo intrecciarsi, collaborare in forme di decisione e autogestione collettiva, talvolta caotiche ma profondamente orizzontali, rigorosamente libere da gerarchie e campanilismi interni.

Manituana: i seminari autogestiti di letteratura, filosofia e psicanalisi, che, contro l’attuale miseria del mondo accademico, all’insegna dell’interdisciplinarietà e della condivisione dei saperi, si pongono l’obiettivo di sviluppare pensiero critico e confronto aperto a tutte e tutti; il gruppo di teatro, il collettivo artistico, i concerti, le jam sessions e una vasta programmazione di dibattiti e presentazioni di libri, per autoprodurre cultura collettivamente e fuori dai circuiti di mercificazione. Manituana: una ciclofficina e un Gruppo di Acquisto Solidale, attraverso cui tanti giovani e studenti, costruendo strumenti di mutuo-aiuto, agiscono per un modello alternativo di mobilità, di consumo, in collaborazione con chi attua sui territori pratiche alternative di produzione alimentare e di salvaguardia dell’ambiente. Manituana: gli sforzi e gli esperimenti, in connessione con altre realtà, di mutualismo e autorganizzazione di lavoratrici e lavoratori precari/e e autonomi/e, la cui vita oscilla tra sottooccupazione e disoccupazione, tra esclusione dal mercato del lavoro e sfruttamento, privi di tutele, diritti e assistenze; i laboratori di approfondimento e intervento politico nei (e per i) movimenti a difesa dell’università pubblica, dei diritti sociali e dei territori, contro le discriminazioni e le violenze di razza e di genere. Manituana: un’aula studio, uno spazio per mangiare e una biblioteca virtuale contro le mancanze del welfare studentesco; uno spazio sociale dove tanti e tante si incontrano e condividono il proprio tempo libero, come il luogo mitico della tradizione Cherokee in cui gli indiani si rifugiano per sfuggire ai coloni bianchi, dove creano una comunità fondata su rapporti paritari, solidarietà e autogestione

Attraverso la contaminazione di pratiche e discorsi differenti, Manituana ha accumulato in questi anni una forza eccedente rispetto alla nostra esistenza attuale. Abbiamo visto crescere spontaneamente questa molteplicità di esperienze e pensiamo che oggi questa abbia molto da proporre a tutta la città e da riceverne in cambio. Negli ultimi dieci anni di crisi, a Torino, sotto il ricatto del debito, abbiamo assistito allo smantellamento dei servizi fondamentali, del welfare e della cultura, che ha impoverito e desertificato intere aree popolari della metropoli, per poi consegnarle alle forze della speculazione e della riqualificazione urbana. Alcuni quartieri sono stati “riqualificati” attraverso una proliferazione selvaggia delle attività commerciali e delle sedi aziendali, la svendita di patrimonio pubblico a grandi imprese o singoli colossi del mercato immobiliare privato e un aumento generalizzato dei costi e degli affitti. Questi fenomeni, combinandosi con la disoccupazione dilagante, lo smantellamento di tutele, assistenza, servizi pubblici fondamentali e continuità di reddito, gravano anzitutto sulla popolazione “storica” dei quartieri in questione.

Abbiamo oggi liberato gli spazi in via Cagliari 34/C, uno spazio abbandonato da più di cinque anni, a poche centinaia di metri dal nuovo Campus Luigi Einaudi, nel pieno della vita universitaria. Si tratta di un’area della città in cui si stanno condensando, ogni anno di più, fette considerevoli della popolazione universitaria, esercizi commerciali, palazzi di grandi imprese multinazionali, conseguenti e repentini effetti di carovita e caroaffitti e in cui si registra un’assoluta carenza di alcuni servizi fondamentali. Non è presente una sola aula studio, non c’è un cinema, mancano gli spazi dell’aggregazione in cui i giovani, ma non solo, possano riunirsi, confrontarsi e stare insieme fuori dalle logiche del consumo. Le poche realtà e associazioni presenti sul quartiere non possono da sole alimentare una rete di attivazione sociale adeguata a questi bisogni. Vogliamo realizzare un’aula studio e, insieme, uno spazio di elaborazione, di socialità, aggregazione, di autorganzzazione del mondo del lavoro. Vogliamo aprire uno spazio che sappia vivere nel quartiere, intrecciando le energie creative della composizione studentesca e giovanile di cui facciamo parte con le esigenze e le abitudini delle famiglie e dei residenti storici della zona. Vogliamo una città strutturata a partire dai nostri bisogni e non dalle logiche di profitto.

Il nostro orizzonte è quello di costruire dal basso, intorno a uno spazio liberato, in forma partecipata e aperta a tutt*, servizi essenziali oggi mancanti, integrazione autonoma tra studenti e residenti; favorire autoproduzione culturale e creativa per non lasciare che qui, alle spalle del nuovo Campus, cultura, pensiero e arte possano essere sussunti dagli interessi privati e organizzati in una dimensione di accumulazione e mercificazione. Crediamo che per questo quartiere e per questa città uno spazio del genere non solo sia necessario, ma sia una vera e propria priorità. Rivendichiamo il valore fondamentale delle pratiche di liberazione e autogestione collettiva degli spazi sociali che costruiscono nei quartieri reti di solidarietà, integrazione e autodeterminazione, difendendo diritti e dignità per tutte e tutti.

DA OGGI CI TROVATE IN VIA CAGLIARI 34/C.

DENTRO E CONTRO LA GENTRIFICAZIONE! LIBERIAMO GLI SPAZI PER LIBERARE SAPERI!

Manituana – Laboratorio culturale autogestito

Quale spazio per queer e gender studies?

Mercoledì 25 ottobre @Làadan (Centro culturale e sociale delle donne) via Vanchiglia 3, Torino.

H. 20.00 Aperitivo e Cena

H. 21.00 Discussione sul tema “Quali spazi per gender e queer studies?”
Intervengono anche:
– Elena Petricola
– Christian Loiacono
– Maddalena Cannito
– Chiara Inaudi
– Ferdinanda Vigliani
– Natascia De Matteis

Gli studi di genere e queer faticano tutt’ora a trovare spazio e legittimità all’interno del mondo istituzionale e continuano ad essere legati ad alcuni ambiti disciplinari moto specifici, ad esempio l’antropologia, senza che si riconosca loro il potenziale di fornire una prospettiva completa sui saperi, che superi il fintamente neutro ed universale sapere maschile, bianco, eterosessuale. A fronte di questa situazione nell’Accademia, nella quale sono ovviamente presenti numerose eccezioni che emergono con fatica, gender e queer studies trovano spazi altri, nell’associazionismo, nel movimento, nella ricerca indipendente, attraverso i quali è possibile portare avanti percorsi di studio e praticare la condivisione dei saperi tramite contatti ed intersezioni con il tessuto sociale locale. Questo tipo di realtà apre una serie di interrogativi e contraddizioni sui rapporti con i luoghi di costruzione del sapere, sugli intrecci tra lavoro e militanza politica, tra punto di vista situato e scientificità della ricerca, tra sapere intellettuale e prassi politica.
Quali spazi rispondono a questa necessità? E’ possibile che nascano all’interno delle istituzioni, universitarie e non, oppure un sapere critico per sua natura vive nelle esperienze di autoorganizzazione e viene depotenziato della propria carica di rottura da ogni forma di istituzionalizzazione?

Contro il G7 : nascono le camere del lavoro autonomo e precario!

A Torino durante le giornate di mobilitazione contro il G7 nascono le CLAP // camere del lavoro autonomo e  precario.

Siamo lavoratori e lavoratrici precari e autonomi. Lavoriamo nella cultura, nella conoscenza, nell’informazione, nei servizi di cura alla persona, nell’intrattenimento, nella ristorazione, nei servizi in generale. Siamo giovani e meno giovani che fanno dei «lavoretti» a 3 euro l’ora per pagarsi un affitto o aiutare a casa . Il nostro contratto di lavoro scade tra qualche settimana o tra qualche mese, e non sappiamo cosa succederà dopo; alcuni di noi il contratto proprio non ce l’hanno e lavorano in nero. Le ferie, la maternità, la mutua sono una fortuna per pochi e chi non ne ha diritto è costretto ad adattarsi nella rassegnazione di non poter trovare di meglio e di essere facilmente sostituibile. Continue reading

“INDIANI ORGANIZZATI, DIRITTO DI GIOCARE, NELLE RISERVE NON CI VOGLIAMO STARE!” – Appello per la difesa di Manituana.

Invito a sottoscrivere e a diffondere l’appello per il sostegno e la difesa Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito.

A fine luglio ci è stato comunicato che dal 15 settembre Manituana sarà interessata da “importanti lavori di ristrutturazione”. Dopo aver eluso ogni momento di confronto proposto da* occupanti, questa notizia ci è stata comunicata tramite un avviso affisso fuori dall’ingresso dei locali di via Sant’Ottavio 19 bis. Il piano dell’amministrazione dell’Università, proprietaria dell’immobile, è quello di conferire una nuova destinazione d’uso ad uno spazio lasciato in stato di completo abbandono prima della riapertura e della rimessa in funzione avvenuta grazie all’occupazione dell’aprile 2015. Tutto questo per fare di Manituana un’aula studio. La stessa aula studio che a* studenti di Palazzo Nuovo, in gran parte ancora chiuso in seguito allo scandalo amianto, è sempre stata negata, insieme ad altri spazi dove mangiare e riunirsi. Continue reading

Verranno al contrattacco con elmo ed armi nuove! Manituana non si tocca!

È di pochi giorni fa la notizia che dal 30 luglio Manituana sarà interessata da “importanti lavori di ristrutturazione”. In applicazione di un non meglio precisato “nuovo piano di miglioramento energetico”, si presenteranno alla nostra porta dei muratori, che ci inviteranno a uscire dallo spazio per non farci rientrare mai più. Il piano dell’amministrazione dell’Università è quello di procedere a una ristrutturazione e a una nuova destinazione di locali, lasciati in stato di completo abbandono ben prima dell’inizio della loro occupazione e autogestione a partire dall’aprile 2015. Tutto questo per fare di Manituana  – udite udite! – un’aula studio. La stessa aula studio che agli studenti di Palazzo Nuovo, in gran parte ancora chiuso in seguito allo scandalo amianto, è sempre stata negata, come tante altre cose. Continue reading

Appunti da Laboratorio. Per reagire alla securizzazione.

Durante le ultime settimane, nel soffocante clima politico torinese, il tema della repressione sembra essere entrato con prepotenza nel dibattito pubblico. Pensiamo sia necessario porre alcune questioni per riuscire a scardinare la narrazione mainstream che parla della stretta repressiva come di un’ovvia e comprensibile risposta ad una presunta “emergenza sicurezza”. Uno dei punti di partenza obbligati è la connessione organica tra l’offensiva repressiva, il processo di securizzazione di ogni ambito della società e la tendenza autoritaria imboccata negli ultimi anni da parte delle istituzioni di governance dei maggiori paesi a capitalismo avanzato. Il tema è indubbiamente complesso, ma crediamo sia importante provare a sviscerarlo facendo emergere i vari livelli su cui si articola il fenomeno, senza che queste poche righe abbiano un obiettivo diverso da quello di offrire alcuni spunti di riflessione. Continue reading

Appunti da laboratorio. Sullo sciopero sociale femminista, ripartiamo da noi per sottrarci alla precarietà

Sono passati quasi quattro mesi dall’8 marzo e ci sembra giunta l’ora, a mente fredda, di soffermarci su alcuni elementi che, durante alcuni  momenti di confronto collettivo, sono emersi come particolarmente importanti, non tanto per un’analisi della giornata, su cui è già stato scritto tanto, ma più che altro come spunti per continuare un percorso che interroga molte delle contraddizioni e delle questioni aperte del nostro tempo. Continue reading

Non moriremo precari -2 anni a manituana: assemblea cena&festa

Manituana è un luogo mitico della tradizione irochese dove i Sioux-Lakota si rifugiano a seguito della sconfitta subita per mano dei coloni americani impegnati nella rivoluzione americana. Qui tornano per ricostruire una società basata sull’auto organizzazione, sul rispetto per la terra, la fratellanza e la solidarietà tra gli individui. Manituana a Torino da due anni è un laboratorio culturale autogestito nato dall’esigenza di studenti di uno spazio fuori dall’università, dove organizzare seminari e laboratori autogestiti, cultura dal basso, pratiche di solidarietà e di mutualismo. Continue reading