Oltre Dora antifascista: appunti dal nostro 25 aprile!

Il 24 aprile abbiamo voluto attraversare i quartieri Aurora e Barriera di Milano a cavallo delle nostre bici per festeggiare la Liberazione dal nazifascismo. Di seguito alcuni degli interventi scritti collettivamente e letti durante il percorso.

Locandina della pedalata

Il testo di lancio del 24A
Il 24 aprile il Comune organizza la consueta fiaccolata commemorativa della Resistenza. Per tante e tanti di noi quella ricorrenza va perdendo di senso da anni.
Vogliamo muoverci in corteo per le strade della nostra città per festeggiare l’anniversario della Liberazione, toglierlo dalle mani di quelle istituzioni che plaudono alla repressione, e vogliamo farlo su due ruote!
In questi mesi, in questi anni, abbiamo assistito ad un progressivo spostamento a destra di tutte le forze politiche, allo sdoganamento delle posizioni più affini al fascismo nel discorso pubblico, all’ascesa al potere di una classe dirigente che, da destra a sinistra, si nasconde dietro la lotta partigiana per giustificare la propria sopravvivenza, e la sopravvivenza di un sistema politico, economico e sociale che non si fa scrupoli nel tagliare i servizi alle persone, nel devastare l’ambiente, nell’agire violenza contro chi dissente e contro chi è marginalizzato, nell’ignorare o nel criminalizzare qualsiasi esperienza di autogestione e di opposizione.
Per questo, come gli scorsi anni, abbiamo deciso non solo di non partecipare alle iniziative istituzionali, ma di convocare una nuova piazza che sappia unire la memoria della Resistenza con la necessità di azione contro ogni violenza e ogni sopruso.
Abbiamo deciso di riempire le strade che attraversiamo ogni giorno, lontane dal centro vetrina, con le nostre bici!
La bicicletta ha svolto un ruolo chiave durante la Resistenza, in particolare in città. In bicicletta giovani uomini e donne hanno mantenuto i collegamenti tra le formazioni partigiane e passato informazioni e materiali essenziali alla prosecuzione della lotta al regime. Si sono violati posti di blocco e si sono scardinati i piani di controllo del territorio del nemico.
Anche oggi nella nostra città la bicicletta assume un peso politico importante: è lo strumento di lavoro di molte e molti giovani, come i rider del food-delivery, sfruttati e sottopagati. È un mezzo di locomozione che per sua stessa natura rivendica una città a misura di persona e non di automobile o di industria.
È il veicolo che più di tutti, oggi come ieri, sfugge alle logiche di controllo e permette il libero esercizio della fantasia, tanto importante quando si decide di praticare un obiettivo politico contrario ad un sistema ingessato e fondato sul ritualismo.
La bicicletta inoltre ci libera da una narrazione esclusivamente militare, virilista ed eroica della Resistenza, restituendo pari dignità a chiunque abbia preso parte alla liberazione dall’oppressione fascista: uomini o donne che per anni hanno subito l’oppressione politica di un regime che aveva nella discriminazione di genere e nella predeterminazione dei ruoli sociali in base al sesso uno dei suoi punti di forza.
L’antifascismo corre su due ruote!

Disegno di Eleonora Bechis

Intervento davanti all’Ex-fabbrica Pastore incrocio tra via Perugia e corso Novara.

La prima tappa della biciclettata è davanti alla ex fabbrica Pastore, immobile a pochi passi da Manituana;  oggi un cantiere, in cui da alcuni mesi si sta realizzando un progetto che dovrebbe dar nuova vita all’edificio. Questo progetto comprende una residenza universitaria, spazi di co-working e l’ennesimo supermercato in zona. La cosa più interessante è scoprire chi sono i finanziatori del progetto. Infatti, la residenzialità sarà sotto il marchio di Camplus, il brand che la fondazione Falciola ha dato ai suoi progetti in tale campo d’investimento. Non solo già a Torino in zona Lingotto, ma anche in molte altre città italiane. Tutte le altre sedi hanno dimostrato che sono servizi destinati a una élite della popolazione studentesca, che può permettersi di sostenere alti prezzi e i requisiti meritocratici richiesti da queste strutture. Questo andando ad ingrossare il portafoglio e a soddisfare le brame di potere di Comunione e Liberazione, di cui Falciola è uno dei rami operanti nell’università.

Il supermercato, a pochi passi da due Lidl e da un Basko, invece, sarà gestito dalla cooperativa NovaCoop. Buffa deriva democristiana quella delle cooperative rosse, che tanto amano ripulirsi la coscienza con un antifascismo di facciata, come con i fiori marchiati Coop che incontreremo nelle targhe lungo il nostro percorso.

Di fatto nulla di nuovo in uno scenario cittadino in cui le amministrazioni comunali continuano a delegare ai privati gli interventi di sviluppo urbano, con quanto ne deriva per i cittadini. Un nuovo supermercato è quello che serve nel vicinato? Di sicuro la nuova residenza per privilegiati non risponde ai bisogni della popolazione studentesca come denunciato da quei compagni e quelle compagne che da anni nelle università si battono per il diritto allo studio, né a quelli delle persone che si trovano in una situazione di disagio abitativo.

Attraverseremo luoghi che testimoniano una resistenza passata, ma nel nostro percorso ricorderemo anche quei luoghi in cui c’è bisogno di resistenza oggi per evitare che ci prendano tutto. 
Ma noi saremo i giovani che guarderanno questo cantiere.

Intervento davanti alla scuola elementare Lessona, sui fatti di Padova

Ci siamo fermat* davanti a una scuola, luogo dell’istruzione e luogo in cui dovrebbe conservarsi e tramandarsi il ricordo di cosa è stato il fascismo e il prezzo che è stato pagato da partigiane e partigiani per riconquistare la propria – e la nostra – libertà. Dovrebbe, perché oggi non è più così. Questa è l’Italia in cui il Ministro dell’Interno può permettersi di dire che il 25 aprile non parteciperà a nessun corteo perché non gli interessa “il derby fascisti-comunisti”! Ma non è neanche solo Matteo Salvini – che sappiamo essere un fascista e da cui non ci aspettiamo niente di diverso – a operare una mistificazione ragionata sulla memoria del fascismo. I governi precedenti, anche quelli che si definivano di sinistra, non sono stati da meno, e così tutto l’apparato del potere, che ogni giorno punisce la militanza antifascista con una repressione pesantissima e il 25 aprile si riscopre antifascista, giusto il tempo di fare la solita sfilata per le strade del Paese. Noi vogliamo ricordare cosa ti succede in Italia, oggi, se sei antifascista. Poche settimane fa, a Padova, un corteo antifascista che voleva opporsi al raduno Forza Nuova viene caricato pesantemente dalla polizia e un’insegnante viene tratta in arresto. La vita di questa compagna, una donna, antifascista e pure femminista – tutte cose, queste, che la inquadrano come il perfetto nemico dello Stato di oggi – viene scandagliata minuziosamente ed esposta al pubblico ludibrio su decine di quotidiani locali e nazionali. Stessa cosa era successa nel febbraio del 2018 ad una compagna torinese, maestra elementare, fotografata e filmata durante il corteo contro Casapound e licenziata in tronco dopo che l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, con un intervento in televisione, aveva chiesto espressamente che venisse allontanata dall’incarico. Questi omuncoli potenti, pronti a banchettare come avvoltoi sui fatti di cronaca per racimolare qualche voto in più; questi giornalisti anzi giornalai, che godono della possibilità di denigrare, avvilire e violare l’intimità e la vita delle donne ogni volta che ne hanno l’occasione; le forze dell’ordine, legittimate nel loro potere, che manganellano e massacrano di botte chi esprime dissenso e poi diventano vittime innocenti quando qualcun* si permette di alzare la voce contro di loro. Tutti questi personaggi grotteschi che inneggiano alla democrazia fingono di dimenticarsi che il compito delle insegnanti e degli insegnanti nelle scuole è proprio quello di essere antifasciste e antifascisti, di schierarsi politicamente, di educare le nuove generazioni alla memoria e alla capacità critica, ad opporsi, a distinguere tra “legale” e giusto, affinché non accada più che, come oggi, ci ritroviamo i fascisti al governo. La repressione di Stato è strumentale alla criminalizzazione dell’antifascismo e allo sdoganamento del fascismo, istituzionale e non. Ma l’antifascismo non si arresta e non si arresterà, siamo nelle strade, nei posti di lavoro, nelle scuole. Ieri eravamo partigiane, oggi siamo antifasciste!

Davanti al cantiere Falciola-NovaCOOP in via Amalfi

Intervento nei pressi dell’Area Delta – Ex Gondrand
Nel 1973 l’amministrazione comunale di Torino allora in carica concedeva alla società multinazionale di autotrasporti Delta una licenza edilizia per la costruzione di un fabbricato industriale che sarebbe dovuto sorgere in via Cigna 209, dove siamo noi adesso.
Il terreno in questione, era da anni richiesto dai cittadini che vivevano nel quartiere di Barriera e di Aurora, quartieri di matrice operaia, che furono fondati dalle industrie della Fiat, divorando il paesaggio della  campagna e abbattendo le cascine che abbracciavano la città.
Nonostante questa richiesta e malgrado il Piano regolatore della città prevedesse la destinazione di quel terreno a verde pubblico, la licenza edilizia venne ugualmente concessa.
Questa è la città del neoliberalismo. Stretta nella tenaglia degli interessi economici privati che speculano sul territorio, spesso in accordo con le istituzioni.
Questo modo di vedere la città uccide lo spazio pubblico, facendolo diventare un mero conto economico.
Ma dopo circa tre anni di lotta e mobilitazione dei cittadini e dei lavoratori della Barriera di Milano l’area è stata definitivamente restituita alla città.
Si legge su un comunicato, scritto dai comitati del quartiere, pubblicato sulla stampa nel 1976:
“L’impegno politico per questa lotta è stata la costatazione dell’assoluta mancanza di verde nel nostro quartiere  e di conseguenza la difesa di quel poco terreno che restava da destinare a verde pubblico.
Lo ricordiamo ancora una volta che alla Barriera di Milano il verde pubblico disponibile attualmente è di 0,42 mq per abitante contro i 9 mq previsti dai decreti urbanistici.”
Quando ci sono città divise, che si esprimono con interessi centrali e periferici e dove l’amministrazione pubblica tutela gli interessi di poche parti della città, dove esiste l’urbanistica contratta, c’è bisogno di resistenza. Perché Il diritto alla città è un’idea di cittadinanza intesa come diritto alla presenza in uno spazio pubblico, insieme.

Copertina dell’evento Facebook

Intervento in via Moncrivello 1, case ATC, residenza della famiglia Arduino

Libera e vera Arduino sono figlie di una famiglia operaia come tante nella Torino degli anni 40. Povertà, politica e antifascismo sono il pane quotidiano della resistenza nei quartieri proletari di quegli anni. Libera e Vera hanno forza, determinazione… voglia, dopo la liberazione, di costruire un mondo migliore: senza dittatura, senza allarmi che suonano di notte, senza oppressione dell’uomo sulla donna. Vera ha 16 anni una ragazza adolescente, militante del gruppo di difesa della donna a barriera di milano, un gruppo di azione partigiana legato al pci e ai giustizia e libertà. Libera 18 anni, con il suo nome teoricamente vietato dalle leggi fasciste del 1935, è staffetta: porta notizie dai gap di barriera fino alla montagna. “La sera del 12 marzo 1945 una squadra di fascisti prelevò dalla loro casa di via Moncrivello 1, Gaspare Arduino, operaio delle Acciaierie Fiat antifascista, le sue due figlie, Libera e Vera insieme ad alcuni loro ospiti.” Stavano facendo una riunione diranno alcuni testimoni dopo la liberazione, già perchè alla liberazione manca davvero poco, ma Libera e Vera non la vedranno “Gli uomini, prima vennero torturati poi trucidati la notte stessa nei pressi dell’abitazione, in corso Belgio angolo via Lessolo. Vera, e Libera, furono trucidate nei pressi del canale della Pellerina”. “Per il funerale delle Arduino alcune fabbriche hanno mandato delegazioni, altre durante i funerali si sono fermate. Alla Paracchi una ragazza è salita sul tetto e ha messo la bandiera rossa. Un compagno elettricista, che era nelle SAP, aveva staccato tutti i fili d’allarme perché i fascisti non chiamassero i rinforzi. – «Gli uomini fuggano tutti perché davanti al cimitero ci sono i fascisti, ce ne sono già due camion carichi!» – Così gli uomini si sono allontanati, davanti al cimitero siamo arrivate solo noi donne”.” Libera e vera Arduino sono state uccise, trucidate e violentate dai fascisti. Ma la loro memoria viene infangata quotidianamente e con loro la memoria della resistenza. Viene infangata la loro memoria tutte le volte che la resistenza viene ricordata come cosa da uomini, tutte le volte che sentiamo e diciamo che le donne vanno protette perché sono il sesso debole, tutte le volte che viene negato loro (per una pretesa di femminilità) la possibilità di agire violenza, tutte le volte che assecondiamo il dominio patriarcale per comodità, per scelta o per rassegnazione. A Libera, a Vera, a Giorgiana Masi, a tutte le militanti comuniste, femministe e antifasciste dimenticate dalla storiografia e dai movimenti va questa nostra azione: un panuelo rosa per dire che la vostra lotta, la nostra lotta non è finita nel ’45, ma continua oggi insieme a noi contro ogni forma di oppressione e dominio.

Panuelos sul cippo dedicato a Vera e Libera

Intervento sulla trasformazione di ATC – Agenzia Territoriale Casa in fondazione privata, via Moncrivello 1 Siamo qui per dare visibilità al progetto ATC di costituire una Fondazione con le Banche e altri soggetti privati. Un’iniziativa denunciata dalle attiviste e dagli attivisti di Assemblea21, avviata dall’ATC all’insaputa del Comune di Torino, che è il proprietario di quell’ingente patrimonio residenziale e fondiario pubblico e che sulla destinazione e sulla gestione di quei beni ha compiti e responsabilità.

L’intenzione del Consiglio di Amministrazione di ATC – a loro detta – sarebbe quella di associarsi ai privati per “opere di bene” verso i più derelitti ospiti delle case popolari.

Ma non c’è ragione alcuna per costituire una Fondazione pubblico-privato a scopo di ricevere finanziamenti, visto che per statuto basta l’accordo del CdA. Cosa invece può motivare un progetto di Fondazione in partecipazione pubblico privato?

I 30’000 appartamenti del Comune di Torino, affidati alla gestione di ATC, potrebbero in tal modo diventare la polpa di un enorme business immobiliare impostato dagli attuali Consiglieri di amministrazione ATC con le Fondazioni Bancarie che vedrebbe ATC, indebitata fino all’osso, metterci il suo patrimonio e le Fondazioni quei soldi che ATC non ha. Siamo dunque di fronte all’ennesimo tentativo di usare una povertà creata dalla precarizzazione del lavoro e dal depauperamento e privatizzazione del welfare pubblico e per portare avanti un suo ulteriore smantellamento – come nel caso dell’introduzione di una flat tax – o e della sua trasformazione di un sistema di controllo delle nostre vite – ultimo esempio, il cosiddetto Reddito di Cittadinanza.

La settimana di Manituana 4-10 marzo

Il nuovo bancone del bar di Manituana vi ricorda gli appuntamenti della settimana!

-Giovedì dalle 16 il consueto appuntamento con la distribuzione del Gruppo di Acquisto Solidale Manituana.
Alle 21 secondo evento in vista dell’#lottomarzo! Nome di Battaglia Donna – Buena Onda Cineclub (Daniele Segre, 2016). Sarà presente il regista!

-Venerdì le attività sono sospese per tutta la durata dello Sciopero Globale Transfemminista ⏩ https://goo.gl/8hYsSM
Ci vediamo in piazza!

– Sabato dalle 17 per tutta la notte Manituana Opening Act! Insieme a Mononoke Collettivo e Sound Hill Collective inauguriamo la sala concerti!

– Domenica, in vista del 23M, Marcia per il Clima e Contro le Grandi Opere Inutili la seconda tappa del ticket del Buena Onda Cineclub con “Before the Flood” (L. Di Caprio, 2016).

Marijtuana – Collettivo Antiproibizionista Biblioteca di Milorad

Aborto legale ora!

Di seguito il testo dell’appello “El fuego es nuestro” tradotto in italiano con la versione in spagnolo al fondo. Ringraziamo Sara per la traduzione.

#AbortoLegaleOra

Ci stiamo già preparando, il corpo sta ardendo in pieno inverno, già sappiamo con chi saremo nelle strade per difendere il nostro diritto di decidere rispetto ai nostri corpi e alle nostre vite. Lo sappiamo perché siamo organizzate, lo sappiamo perché i legami all’interno della comunità si sono rafforzati sempre più ogni volta che ci siamo mobilitate per l’ #AbortoLegale, per #NonUnaDiMeno, in ogni sciopero femminista.

Saremo milioni a circondare il Congresso della Nazione e in ogni paese e città del nostro territorio. E centinaia di migliaia aderiranno da altri luoghi: l’internazionalismo femminista è una forza comune che attraversa oceani, montagne e deserti e sappiamo che il nostro movimento nutre l’immaginazione ribelle nel Mondo intero, in questi  tempi sempre più oppressivi.

Per noi donne, per noi tutt* è già una vittoria collettiva l’aver tirato fuori dalla clandestinità i nostri corpi, i nostri aborti e i nostri desideri e non vi ritorneranno più.

In questi mesi di discussione le nostre voci si sono amplificate: dal Congresso alle case, dalle scuole ai sindacati, dalle organizzazioni di quartiere ai territori dei contadini, e ciò di cui abbiamo discusso è stato la nostra indipendenza, la nostra autonomia.

Una autonomia che non intenda il corpo come proprietà privata ma che riconosca il tessuto comunitario di cui tutte le persone hanno bisogno per vivere e crescere, affinché ci si possa proteggere collettivamente. Per esercitare il nostro diritto ad una sessualità libera e per progettare le famiglie che vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo.

Il Parlamento non può non riconoscere questo potere popolare, di massa e dal basso, senza mettere a rischio l’idea stessa di democrazia. La vita, la libertà, il desiderio e il diritto sono dalla nostra parte.

La Chiesa, attraverso i suoi portavoce uomini, sta iniziando una nuova crociata contro le donne e contro le identità che il patriarcato sminuisce o nega direttamente.

In questo modo pretendono di imporre una nuova Inquisizione. Abbiamo visto il potere di lobby della Chiesa nel sistema politico, nel sistema educativo e tra gli imprenditori e i sindacalisti: questo non ci sorprende.

Si vantano di parlare con il Papa per sostenere che l’aborto legale e l’Olocausto sarebbero la stessa cosa! L’avanzata è tripla: militare, finanziaria e religiosa, cioè la criminalizzazione, l’indebitamento e la colpevolizzazione sui nostri corpi e territori.

L’aborto legale richiederebbe mesi di dibattito, mentre la militarizzazione e l’indebitamento si impongono per decreto. E quando ci siamo preparate per scendere in strada a difendere i nostri diritti, il Potere ha deciso di chiudere e militarizzare completamente la piazza: è una provocazione. Per questo torniamo a gridare: togliete i vostri rosari dalle nostre ovaie e togliete le vostre milizie dai nostri territori.

Il femminismo pretende dal sistema politico una legislazione che sia a favore delle donne e di tutte le persone che abbiano la capacità di avere un figlio: la legge per un Aborto Legale, Sicuro e Gratuito non obbliga nessuno ad abortire. Con il 60% dell’opinione pubblica a favore, 41 aborti all’ora secondo le statistiche ufficiali, le strade del mondo piene di persone a sostegno di noi che stiamo difendendo il nostro diritto alla vita, come potranno uscire dal recinto e guardare in faccia a milioni di persone avendo votato contro i nostri diritti e le nostre libertà?

Se questa legge non dovesse passare, non ce ne andremo via dalle strade e loro non potranno uscire dal Congresso perché nelle strade l’Aborto Legale è già legge.

Non ci lasceremo bruciare perché questa volta il fuoco è nostro.”

#NonUnaDiMeno #NiUnaMenos #VivasLibresYDeseantesNosQueremos

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ES.

“Ya nos estamos preparando, ya el cuerpo está ardiendo en pleno invierno, ya sabemos con quiénes vamos a estar en la calle para defender nuestro derecho a decidir sobre nuestros cuerpos y nuestras vidas. Lo sabemos porque estamos organizadas, lo sabemos porque los lazos comunitarios se fueron afianzando cada vez que nos movilizamos por #AbortoLegal, por #NiUnaMenos, en cada paro feminista. Vamos a ser millones, rodeando el Congreso de la Nación y en cada pueblo y ciudad de nuestro territorio. Y cientos de miles se sumarán desde otros lugares: el internacionalismo feminista es una fuerza común que cruza océanos, montañas y desiertos y sabemos que nuestro movimiento nutre la imaginación rebelde en el mundo entero en tiempos cada vez más opresivos.
Para nosotras, para nosotres, ya hay un triunfo colectivo: sacamos nuestros cuerpos, nuestros abortos y nuestros deseos de la clandestinidad y ahí no volvemos más. En estos meses de debate, nuestras voces se amplificaron por todos lados: del congreso a las casas, de las escuelas a los sindicatos, de las organizaciones barriales a los territorios campesinos, y lo que discutimos fue nuestra autonomía. Una autonomía que no piensa en el cuerpo como propiedad privada sino que reconoce el entramado comunitario que todas las personas necesitamos para vivir y desarrollarnos, para cuidarnos colectivamente. Para ejercer nuestro derecho a una sexualidad libre y a diseñar las familias que queremos, cuando queremos, con quién o quiénes queremos.
El parlamento no puede desconocer este poder popular, masivo y callejero sin poner en riesgo la idea misma de democracia. La vida, la libertad, el deseo y el derecho están de nuestro lado.
La Iglesia, a través de sus voceros varones, se plantea una nueva cruzada contra las mujeres y contra todas las identidades que el patriarcado menoscaba o directamente niega. Pretenden así imponer una nueva inquisición. Hemos visto su poder de lobby en el sistema político, en el sistema educativo y entre empresarios y sindicalistas. No nos sorprende. ¡Si se jactan de hablar con el Papa para sostener que aborto legal y holocausto serían una misma cosa! La avanzada es triple: militar, financiera y religiosa. Es decir: criminalización, endeudamiento y culpabilización sobre nuestros cuerpos y territorios. Mientras el aborto legal insume meses de debate, la militarización y el endeudamiento se deciden por decreto. Y cuando nos preparamos para tomar la calle por nuestros derechos, el poder decide vallar completamente la plaza pública: es una provocación. Por eso volvemos a gritar: saquen sus rosarios de nuestros ovarios y saquen sus milicos de nuestros territorios.
El feminismo le reclama al sistema político que legisle a favor de la vida de las mujeres y todas las personas con capacidad de gestar, la ley del Aborto Legal, Seguro y Gratuito no obliga a nadie a abortar. Con el 60% de la opinión pública a favor, 41 abortos que ya se realizan cada hora según estadísticas oficiales, las calles del mundo colmadas en solidaridad con quienes defendemos nuestro derecho a la vida, ¿cómo se atreverán a salir del recinto y mirar a la cara a millones de personas habiendo votado en contra de nuestros derechos y libertades? Si la ley no sale, nosotrxs no nos iremos de las calles y ellxs, no podrán salir del Congreso porque en la calle el Aborto Legal ya es ley. No nos vamos a dejar quemar porque esta vez el fuego es nuestro. #NiUnaMenos #VivasLibresYDeseantesNosQueremos