Pulizia e spazzatura ai tempi dell’autogestione

Nuovi strumenti ed informazioni a Manituana!


Negli ultimi tempi, anche a seguito di lunghe discussioni su cosa significhino l’autogestione e la raccolta dei rifiuti (o il loro riutilizzo se possibile) molte persone all’interno di Manituana si sono impegnate nel pensare a come rendere quanto più facile possibile la piena autogestione manituana, permettendo concretamente un’immediata comprensione ed azione da parte di chiunque acceda allo e fruisca dello spazio.

L’organizzazione della pulizia e della raccolta differenziata è stata immaginata a partire dai modi in cui si utilizza lo spazio nell’arco della settimana.

Ovviamente, l’autogestione non è un sistema di regole o accordi – per quanto partecipato – ma una pratica collettiva quotidiana.

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PULIZIA ORDINARIA

Per la pulizia, s’è scelto di proporre una soluzione che consenta e faciliti l’attivazione de* singol* e collettivi che si servono dei diversi ambienti per uso quotidiano e/o assembleare.

Punti pulizia (completi di guanti, spugne, sacchetti, mocio, scopa e paletta) disseminati nello spazio ed evidenziati con cartellonistica informativa.

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RACCOLTA DIFFERENZIATA

Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata, s’è proceduto con la distribuzione di un piccolo cestino per i rifiuti non riciclabili in ciascun locale e con l’ubicazione di bidoni di media dimensione lungo il perimetro esterno del gabbiotto d’ingresso.

Primo impulso è stato l’ideazione di un sistema snello per l’agile e frequente conferimento dei rifiuti.

Unico raccoglitore dell’organico posto invece tra i folti cespugli di menta profumata lungo la facciata dell’edificio principale. Una compostiera sperimentale si trova infine al di là degli orti: a breve le istruzioni d’uso!

TAVvelena – Dalla piazza del Primo Maggio 2019


Siamo scesi anche quest’anno in piazza il 1 maggio all’interno dello spezzone sociale attraversato da tante lotte territoriali, lotte dentro e fuori dal lavoro, non certo per ricorrenza o celebrazione, ma a seguito di un anno in cui le politiche razziste e autoritarie del governo hanno violentemente colpito donne, migranti e precari del nostro Paese; in cui l’autodeterminazione delle nostre vite e dei nostri quartieri è stata profondamente attaccata. Ma negli ultimi mesi abbiamo anche visto le piazze riempirsi nuovamente di centinaia di migliaia di persone e mobilitarsi contro questo governo razzista e familista: l’8 e il 30 marzo, mobilitazioni transfemministe oceaniche; il 15 marzo in centinaia di città del mondo e il 23 marzo a Roma per imporre un’immediata riduzione delle emissioni di c02 e la cancellazione delle tante grandi opere inutili che nel nostro Paese devastano i territori e minacciano la salute delle persone.

Foto di Gabriele

Lo sciopero climatico del 15 marzo ha posto all’attenzione della politica istituzionale, sorda e disinteressata al tragico destino del nostro ambiente, che entro il 2030  le emissioni nocive dovranno essere ridotte per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5° gradi, e che entro il 2050 dovranno essere interamente cancellate. Ma noi crediamo che questa transizione ecologica, che prevede la dismissione del carbon fossile e la diffusione di fonti di energia rinnovabili, non possa essere a carico di noi lavoratrici e lavoratori. Le imprese che quotidianamente fanno profitti attraverso trivellazioni in mare, estraendo petrolio e idrocarburi dai territori e sostenendo un consumo insostenibile del suolo e delle materie prime, scaricando i rifiuti nei nostri fiumi, devono pagare la transizione ecologica, devono finanziare la riconversione a un modello di sviluppo equo ed ecologico. Come ci hanno insegnato i Gilets Jaunes, non possiamo accettare che siano i lavoratori a subire aumenti della benzina e dei costi della vita in generale in nome dell’ambiente. Imprese come la Eni, che hanno avuto un’enorme influenza sui governi italiani per stringere accordi con i governi della Libia e garantirsi l’accesso alle materie prime, sono le responsabili del surriscaldamento globale e a loro, ora, chiediamo di pagare.

Allo stesso modo, le imprese coinvolte nella costruzione dell’alta velocità in Valsusa si arricchiscono, con i soldi delle casse pubbliche, intorno alla realizzazione di un’opera che ha un impatto ambientale pesantissimo. Un’opera che sparge milioni di metri cubi di cemento, andando a distruggere l’intero ecosistema presente e a impattare sul piombo presente nell’aria; un cantiere quello in valsusa che compromette le risorse idriche della valle; un cantiere che non a caso provoca la diffusione di polveri, fumi e microgocce nocive che causeranno, statistiche alla mano, malattie respiratorie e cardiocircolatorie. Giustizia climatica e opposizione alle grandi opere rappresentano una stessa grande lotta contro un modello di crescita economica, di valorizzazione dei territori, devastante, ingiusto e non più sostenibile da qui ai prossimi 11 anni.

Foto di Edo

Anche nella nostra città, abbiamo assistito a una violenta intensificazione della speculazione su alcuni quartieri centrali, come Porta Palazzo e Aurora. L’estensione smisurata del centro città, di un centro vetrina fatto di negozi, ristoranti e attività commerciali si espande a macchia d’olio, imponendo dall’alto, e con la forza, trasformazioni radicali di questi quartieri. L’hanno chiamato sostegno e sviluppo delle periferie in campagna elettorale, ma in realtà quello che questa giunta Appendino ha dimostrato in questi tre anni è un attacco senza parte alle periferie, a favore di fenomeni di gentrificazione che escludono poveri e migranti dai quartieri per fare spazio a ricchi imprenditori. Sappiamo con rabbia quanto sta avvenendo a Porta Palazzo, dove il miliardario più ricco di Torino aprirà un ostello per turisti, dove l’apertura di un Mercato Centrale chiccoso e luccicante, fatto di ristoranti gourmet e consumazione in loco, si accompagna al tentativo di espellere la parte più autentica e popolare del Balon. Dalle poltrone comunali si riempiono la bocca di economia circolare perché nell’epoca della crisi ecologica va di moda anche il greenwashing, ma esperienza di economia circolare storiche come quelle in atto al Balon vengono represse e spostate dalla loro collocazione.

Abbiamo un’altra idea di città, in cui le periferie non vengono mangiate dal centro, in cui sia sempre più facile e sicuro muoversi in bicicletta e non in auto. Vogliamo modificare anche la mobilità di Torino affinché sia sostenibile, affinché la limitazione delle automobili non sia una proclamazione una tantum da parte delle istituzioni nelle peggiori giornate di smog ma sia promossa quotidianamente attraverso piste ciclabili sicure. Proprio per questo, negli ultimi mesi abbiamo partecipato con entusiasmo alle critical mass che hanno attraversato la città, insieme a tante e tanti altri. Malgrado la squallida repressione che la questura di Torino ha ordinato sulle biciclette in corteo, una partecipazione sempre più alta ha imposto la centralità della mobilità su due ruote.

Sulle due ruote ci siamo mossi in tante occasioni al fianco delle rider e dei rider torinesi del food-delivery, che ancora in questi giorni — sabato e anche oggi — hanno scioperato dal loro servizio, bloccato le consegne, bloccato i McDonald’s convenzionati con Glovo e invaso in un corteo di bici le vie della città. Dal primo celebre giorno del suo insediamento al governo, sentiamo il ministro di Maio promettere un intervento legislativo al fianco di lavoratrici e lavoratori delle piattaforme, ma è bastata la minaccia delle aziende di abbandonare l’Italia per fare passo indietro e tradire la fiducia dei lavoratori e delle lavoratrici. Le e i rider di glovo continuano a lavorare con una paga a cottimo, a 2euro a consegna e 50 centesimi a kilometro, con un’assicurazione sanitaria fasulla. Vogliamo esprimere da questo spezzone solidarietà con lo sciopero dei rider di Glovo, di Deliveroo, di Just Eat, per sostenere la lotta per un salario minimo garantito, per un’assicurazione medica vera e non condizionata, per una trasparenza dei dati e del ranking.

Dall’internet

Il prossimo 24 maggio in tutto il mondo ci sarà la seconda tappa dello sciopero climatico. Crediamo che come movimenti sociali contro le grandi opere, come collettivi di base dei quartieri e dei luoghi di lavoro, come vertenze contro la gentrificazione, sia fondamentale convergere su questa ormai prossima giornata di sciopero: allargare lo sciopero studentesco, farne una giornata di blocchi metropolitani, di contestazione dei palazzi istituzionali, di boicottaggio delle catene globali della grande distribuzione e dell’industria della moda, come avvenuto a Londra la scorsa settimana in cui il movimento Extinction Rebellion ha bloccato la logistica metropolitana per rivendicare giustizia climatica.

GAS: Chi siamo?

Oramai da tre anni il Gruppo di Acquisto Solidale Manituana vive e si sviluppa all’interno del Laboratorio Culturale Autogestito e dovunque a Torino -ma si stanno prendendo contatti anche con varie realtà in Italia- si parli, si discuta e si agisca in merito alla produzione, alla distribuzione, al consumo e allo smaltimento del cibo.

Riconoscendo la validità e la centralità della costante ricerca di alternative alla grande distribuzione, allo sfruttamento della terra, a meccanismi perversi nella produzione, quale per esempio la certificazione del biologico, per mezzo di un rapporto costante con i/le produtt*, anche con quell* lontan* da noi (km 0 politico), in ottica di sviluppare un rapporto diverso fondato sulla fiducia, sull’autocontrollo e sul sostentamento reciproco, organizziamo incontri di informazione, autoformazione ed acquisti settimanali.

Per mantenerci in contatto e per organizzarci usiamo una mailing list, senza una cadenza ben definita ci troviamo in cenassemblee mentre per la distribuzione degli acquisti settimanali siamo tutti i giovedì dalle 16.30 a Manituana.