Cariche sulla CM. Le nostre bici più forti dei loro blindati

Scriviamo a caldo, ancora in preda a rabbia ed adrenalina. Vale la pena una piccola cronaca di ieri sera.
Doveva essere una pedalata per la città, una critical mass come molte altre, un momento in cui riprendersi le strade in quella che, va ricordato, è una delle città più inquinate non dell’Italia ma del mondo.

Così, coi polmoni infiammati dallo SMOG dell’ora di punta ma felici di correre per i viali della città, condividendo la gioia di una pedalata collettiva, siamo stati invece protagonist* di un episodio mai avvenuto nella storia di questa iniziativa.

La reazione “dadaista” delle forze dell’ordine è un indizio chiaro: le lotte ambientaliste vanno bene se rimangono sul tracciato.

Non ci vergognamo di dire che non ce l’aspettavamo. La solita polizia in borghese e in moto, infastiditi e aggressivi, ma nulla di nuovo.
Certo, la presenza di diverse camionette dell’antisommossa che tentavano l’inseguimento nel traffico avrebbe dovuto metterci in allerta.

L’identificazione de* pericolos* ciclist*

Così, in un attimo, dal nulla, ci hanno attaccato alle spalle: scesi al volo dalle camionette caricando a freddo biciclette e persone mentre pedalavano, d’improvviso, senza nessun motivo. Hanno rovesciato le bici, manganellato le mani che stringevano i manubri, ci hanno spint* a terra ed hanno infierito sulle teste e sulle costole, a calci, ripetutamente.

Non ce l’aspettavamo, così come non ci aspettavamo la seconda e la terza carica, la celere impazzita tra biciclette, la caccia al ciclista, le botte su chiunque tentasse di frapporsi tra i manganelli e le persone a terra.

Hanno approfittato della sorpresa, ma soprattutto hanno approfittato dell’affetto verso le nostre bici. Difficile staccarsi da quella che è la quotidiana compagna delle nostre corse attraverso la città, difficile abbandonarla in preda ai celerini, difficile lasciare lì ciò che per molte persone è strumento di lavoro, l’unico mezzo che ci permette di arrivare a fine mese.

La reazione “dadaista” delle forze dell’ordine è un indizio chiaro: le lotte ambientaliste vanno bene se rimangono sul tracciato, se invece tentano di saldarsi con altre lotte, se mettono in dubbio il “sistema”, contaminandosi con pratiche e soggetti di mobilitazione differenti, non sono più tollerabili. Il modello di sviluppo che ci sta portando al collasso è sacro e intoccabile.

La critical è una pratica di lotta intelligente, veloce e difficilmente controllabile, in altre parole non è accettabile. Il braccio armato del potere ha il dovere di spezzare ogni possibile legame tra attivazione ecologista e lotte storicamente radicate e maturate nella nostra città, la polizia ha il dovere di sedare possibili convergenze di massa.

In questo senso i pestaggi e i fermi di ieri per noi sono di una chiarezza politica assoluta: ad essere colpit* sono stat* riders e attivist*, soggetti da sedare, isolare e punire senza motivo.
Quest’episodio di gestione scellerata dell’ordine pubblico è l’ultimo di un’escalation forse infinita che anima la città da due mesi.
Con la retorica della sicurezza e di pericolosità sociali varie ed eventuali, tutto è gestito sotto il segno di una repressione violenta, impulsiva ed immediata.

Siamo abituati alla violenza quotidiana del traffico, ci attrezzeremo anche per questa. Non riuscirete a fermarci, non riuscirete ad intimidirci.

Lunga vita!

Una furia evidente, capace di scatenare le reazioni opposte a quelle sperate dalla questura: una fortissima ed immediata solidarietà trasversale tra le lotte ed una vivace voglia di opporsi quotidianamente con i propri corpi.

Dopo le cariche selvagge tra i dehors in Santa Giulia, le cariche sul tram in via Milano, la carica sullo sciopero dell’8 marzo, i rastrellamenti violenti che avvengono tutti i giorni nelle nostre strade, sui treni e nelle scuole, viene solo da chiedersi quale sarà la prossima mossa. Cosa si inventeranno la prossima volta per militarizzare questa città? Quale sublimi apici raggiungerà chi gestisce l’ordine pubblico torinese?

In questo momento di passaggio di consegne tra questori, a pochi giorni dall’insediamento di De Matteis, le forze dell’ordine hanno agito secondo quella che ormai possiamo chiamare “la scuola Torino”. Coerenza e mentalità.

Ma non funzionerà. Siamo abituati alla violenza quotidiana del traffico, ci attrezzeremo anche per questa. Non riuscirete a fermarci, non riuscirete ad intimidirci.

Le strade sono nostre e ce le riprenderemo tutte le volte che sarà necessario.
Alla prossima!


Sullo “sgombero soft” di una palazzina dell’Ex Moi

Riportiamo la riflessione de* compagn* del CSOA Gabrio sullo sgombero definito “soft” dai giornali di una delle palazzine occupate dell’Ex Moi a Torino. L’Ex Moi è occupato dal 2013 da diversi migranti, singoli e famiglie. La volontà dell’amministrazione pentastellata torinese è quella di procedere “umanitariamente” alla “liberazione” di tutte le palazzine (cinque) occupate entro la fine del mandato (2021).

 

Fonte: Gabrio

 

“CRONACA DI UNO SGOMBERO DOLCE
Ieri i quotidiani ci raccontavano con aria trionfalistica dello Sgombero dolce in salsa Torinese, ma il dolce a volte provoca carie e nausea. Per tutto il weekend si sono susseguiti segnali che indicavano Lunedì come il “gran giorno” , tra messaggi anonimi , voci di occupanti avvertiti per telefono e la presunta convocazione di 5 mediatori per il lunedì alle 5,00. Data l’insistenza delle voci alcuni occupanti hanno fatto le valigie e si sono trasferiti nelle altre palazzine , altri se ne sono andati del tutto, qualcuno si é chiuso in stanza . Alcuni invece hanno passato la notte dandosi i turni davanti alla porta della palazzina, evitando però di barricarsi dentro ,come avevano già deciso nelle assemblee degli ultimi giorni. Alle ora 6,00 di Lunedì,confermando quanto dicevano le voci ,si sono presentate una decina di dolcissime camionette di celere e una sessantina di dolcissimi Digos, che travolgendo abitanti e solidali davanti all’ingresso hanno fatto irruzione nella palazzina. Tutta l’area è stata circondata da anti sommossa e invasa da scientifica, cinofila , funzionari e giornalisti .Solo dopo è arrivato il gruppo di mediatori e ancora più tardi il tristemente noto Project Manager dello “sgombero umanitario” ,ovvero il personaggio che ha fatto arrestare ben 4 occupanti nei mesi scorsi ,con accuse ridicole. Una prova muscolare che di dolce e soft non aveva nulla , probabilmente si aspettavano un po’ più di resistenza.
Poco dopo l’irruzione alcune persone , per lo più anziani e donne con bambini ,sono scese con le valigie già pronte , lasciandoci pensare che già sapevano , altr* invece non hanno aperto le porte all’insistente bussare , molti non erano in casa al momento dell’irruzione e il cordone di celere non li faceva accedere a prendere i loro averi ,se non dopo lunghe discussioni (in tarda serata arrivavano ancora persone che scoprivano che gli era stata murata la casa) In totale si parla di un ottantina di persone sgomberate e portate all’ Hub di Settimo, per essere poi smistate nei prossimi giorni nelle soluzioni abitative della cooperativa BABEL (ex Terra del fuoco), vincitrice del primo lotto di carne umana . L’unica voce confortante è che le famiglie verranno tenute insieme,staremo a vedere . In ogni caso 80 persone non rispecchiano la capacità della palazzina , molti come già detto si erano spostati negli altri palazzi , molti di più tra uomini e donne invece in questo periodo sono a Saluzzo e nel foggiano a fare i braccianti .Alcuni di questi ultimi infatti chiamavano preoccupati chiedendo dove sarebbero andati ad abitare una volta tornati a Torino. C’è da scommettere che queste persone hanno perso la casa e quanto gli è stato murato dentro e non essendo presenti in queste settimane e non potendo esserlo nelle prossime ,non avranno neanche una ricollocazione all’ interno del progetto . Stando ai numeri da una palazzina che nei periodi invernali offre riparo a 180 persone ,solo 80 sono state sgomberate e inserite nel progetto di Compagnia di San Paolo,non capiamo come davanti a questi dati i fautori dello sgombero possano cantare vittoria. Un particolare interessante è che i funzionari del Progetto abbiano distribuito i tanto agognati titoli di viaggio ai Somali presenti nella palazzina , diritto che la prefettura di Torino negava senza un perché da 5 anni . Probabilmente la promessa dei documenti ha fatto sì che in molti e molte si siano in fine rassegnati allo sgombero e al reinserimento nell’ennesimo ed inutile percorso di accoglienza con durata di un anno senza opporre grande resistenza,rendere ricattabili le persone negando dei diritti fondamentali ha dato i propri frutti. In conclusione ora sono tutti contenti, San Paolo, Appendino, Salvini, il questore e le cooperative. Fra un anno invece le persone sgomberate si troveranno di nuovo in mezzo a una strada, ma chissà che con i titoli di viaggio non vadano a portare il problema altrove in Europa”.
CSOA Gabrio
Di seguito una nostra riflessione su un’immagine dello sgombero che -speriamo- non faccia il giro del mondo e non diventi simbolo di qualcosa che non c’è.

Fonte: La Repubblica Torino

Speravamo che la sindaca Appendino collegandosi dalla sua pagina facebook ci spiegasse cosa si intende con la dicitura “sgombero dolce” della palazzina marrone dell’ex MOI. Speravamo che i giornali che così hanno definito l’operazione di polizia di stamattina lo chiarissero. Ci sarebbe piaciuto sapere come può uno sgombero essere “dolce”, essendo uno sgombero per definizione un atto di forza e violenza. Subdola forse, ma sempre di violenza si parla, violenza anestetizzante.
Nel frattempo scorriamo i titoli dei giornali con un moto di schifo e ribrezzo. La narrazione mediatica sul MOI raggiunge in queste ore livelli disgustosi. Oltre alla nuova definizione di sgombero soft, che nessuno sa esattamente cosa sia ma che assomiglia tanto a qualsiasi altro sgombero altamente mediatizzato e ammantato di buoni sentimenti e politicamente corretto, anche i funzionari di polizia non mancano di sfilare sulla passerella delle celebrità. Tra tutti Ferrara della DIGOS, che non è nuovo all’insulto e alla provocazione a danno dei manifestanti (https://youtu.be/EPXHUxBO6dI qui una chicca che lo ritrae nei panni di un novello Tex Willer intento ad amministrare la giustizia a suon di sganassoni gratuiti), che a Torino in tante e tanti hanno avuto modo di incontrare senza un obiettivo fotografico a mediare. Come il poliziotto che a Roma i giornali ebbero cura di schiaffare su tutte le prime pagine per giorni mentre “accarezzava” una migrante sgomberata, e che venne poi ripreso nel solerte adempimento del dovere (leggi “rincorrere migranti manganello alla mano”), anche a Torino non si manca di lodare silenziosamente i funzionari di polizia per la loro “umanità” prontamente esibita davanti agli obiettivi delle fotocamere. Ora una bambina oltre ad essere stata sbattuta per strada subisce l’ennesima violenza mediatica, diventando suo malgrado simbolo di qualcosa che non esiste, che è pura ideologia, volgare e ipocrita narrazione senza alcun contatto con la realtà. Simbolo di una società in cui vigono la pace e l’integrazione.

Che cos’è uno sgombero dolce? Azzardiamo un’ipotesi: è sbattere gente per strada irrompendo nelle loro case alle cinque del mattino, murare gli ingressi, blindare una strada, filmare solidal* e fare gli smargiassi dietro occhiali da sole a specchio forti dell’impunità assoluta, mentre i giornali parlano di situazione tranquilla, ragionevolezza degli occupanti, concordia di tutti gli attori istituzionali coinvolti, che ottengono tutti la loro fetta di torta alla celebrità.
Col sorriso esibito alla bisogna.

Solidarietà alle persone sgomberate dell’ex MOI.