Appello al mondo della musica e della cultura – Reclaim The Street

Musica e cultura contro disuguaglianze, confini e decreti razzisti

Leggi il testo di lancio della reclaim.

Sentiamo la necessità di attivarci, metterci insieme e dire ad alta voce che le cose non possono
continuare in questo modo, vogliamo usare la nostra musica e le nostre parole per combattere il
razzismo dilagante nel nostro paese. Crediamo che l’arte sia un mezzo di
liberazione e non di oppressione.

Reclaim the street

In Italia e in Europa assistiamo, da tempo, ai violenti effetti prodotti dalla propaganda contro chi
migra: le frontiere vengono usate come arma di controllo per fomentare un clima di odio, i confini
segnano chi può essere accettato e chi no. Chi migra diventa colpevole delle condizioni di povertà
e precarietà della popolazione italiana e proprio su questo il Governo ha fondato la propria azione.
Lega e 5Stelle hanno dichiarato guerra contro chi è povero, contro chi è sfruttato e contro chi è
diverso. Dopo sei mesi dalla firma del “contratto di governo”, è diventato chiaro che i
respingimenti e i sequestri delle navi operati da Salvini nel Mediterraneo vanno di pari passo con
la riduzione delle promesse “sociali” dei 5Stelle.
A perderci sono sempre le stesse persone: migranti sequestrat* in mare ed espuls* dall’Italia;
milioni di persone precarie che non percepiranno alcun reddito di cittadinanza; occupanti di case
che, in caso di sgombero, non avranno alcuna ricollocazione e saranno costrette a rimanere in
strada; donne e soggetti LGBTQI contro cui si scagliano le politiche bigotte e familiste del ministro
Fontana e del ddl Pillon.
La prepotenza del razzismo, dell’autoritarismo e del maschilismo negli orientamenti del governo è
confermata dal “decreto immigrazione e sicurezza” proposto da Salvini, approvato dal consiglio
dei ministri e firmato dal presidente della Repubblica.
Il confinamento dei migranti e di tutti coloro i/le quali non risultano conformi alla loro idea di
“decoro pubblico” è il contenuto principale del decreto, introducendo delle misure che richiamano
da vicino il modello dell’apartheid. La cancellazione della protezione umanitaria per i rifugiati, la
revoca del diritto d’asilo per una condanna in primo grado di qualsiasi tipo e l’inasprimento delle
pene contro le manifestazioni di dissenso sono alcuni dei tratti principali del regime razziale e
repressivo che il governo vuole imporre.
La repressione spacciata per sicurezza tocca anche il tema delle sostanze, disegnando altri
confini, come quelli immaginari fra sostanze legali e illegali, definendo i limiti entro cui possiamo
divertirci e ponendo come unica soluzione quella fallimentare del proibizionismo più becero e
bigotto.
Non possiamo restare in silenzio, vogliamo usare la nostra musica per dirvi con chiarezza che noi
non ci stiamo, che siamo pronti e pronte a mobilitarci e riprendersi le strade in una metropoli
come Torino diventa ormai essenziale.
Ci vogliono normat*, ordinat* e silenzios* nella loro malata idea di decoro, prigione ideologica
fatta di finta legalità e perbenismo nel cui nome viene ormai sdoganata e perpetrata qualsivoglia
forma di violenza.
Non ci avrete mai come volete voi!
Ci vediamo sabato 27 ottobre, alle ore 15, con ritrovo al Ponte Mosca (Balon, Fermata Borgo
Dora): un corteo musicale, meticcio e solidale sarà la nostra risposta.
Contro disegueglianze e confini, No al Decreto Salvini!

Sullo “sgombero soft” di una palazzina dell’Ex Moi

Riportiamo la riflessione de* compagn* del CSOA Gabrio sullo sgombero definito “soft” dai giornali di una delle palazzine occupate dell’Ex Moi a Torino. L’Ex Moi è occupato dal 2013 da diversi migranti, singoli e famiglie. La volontà dell’amministrazione pentastellata torinese è quella di procedere “umanitariamente” alla “liberazione” di tutte le palazzine (cinque) occupate entro la fine del mandato (2021).

 

Fonte: Gabrio

 

“CRONACA DI UNO SGOMBERO DOLCE
Ieri i quotidiani ci raccontavano con aria trionfalistica dello Sgombero dolce in salsa Torinese, ma il dolce a volte provoca carie e nausea. Per tutto il weekend si sono susseguiti segnali che indicavano Lunedì come il “gran giorno” , tra messaggi anonimi , voci di occupanti avvertiti per telefono e la presunta convocazione di 5 mediatori per il lunedì alle 5,00. Data l’insistenza delle voci alcuni occupanti hanno fatto le valigie e si sono trasferiti nelle altre palazzine , altri se ne sono andati del tutto, qualcuno si é chiuso in stanza . Alcuni invece hanno passato la notte dandosi i turni davanti alla porta della palazzina, evitando però di barricarsi dentro ,come avevano già deciso nelle assemblee degli ultimi giorni. Alle ora 6,00 di Lunedì,confermando quanto dicevano le voci ,si sono presentate una decina di dolcissime camionette di celere e una sessantina di dolcissimi Digos, che travolgendo abitanti e solidali davanti all’ingresso hanno fatto irruzione nella palazzina. Tutta l’area è stata circondata da anti sommossa e invasa da scientifica, cinofila , funzionari e giornalisti .Solo dopo è arrivato il gruppo di mediatori e ancora più tardi il tristemente noto Project Manager dello “sgombero umanitario” ,ovvero il personaggio che ha fatto arrestare ben 4 occupanti nei mesi scorsi ,con accuse ridicole. Una prova muscolare che di dolce e soft non aveva nulla , probabilmente si aspettavano un po’ più di resistenza.
Poco dopo l’irruzione alcune persone , per lo più anziani e donne con bambini ,sono scese con le valigie già pronte , lasciandoci pensare che già sapevano , altr* invece non hanno aperto le porte all’insistente bussare , molti non erano in casa al momento dell’irruzione e il cordone di celere non li faceva accedere a prendere i loro averi ,se non dopo lunghe discussioni (in tarda serata arrivavano ancora persone che scoprivano che gli era stata murata la casa) In totale si parla di un ottantina di persone sgomberate e portate all’ Hub di Settimo, per essere poi smistate nei prossimi giorni nelle soluzioni abitative della cooperativa BABEL (ex Terra del fuoco), vincitrice del primo lotto di carne umana . L’unica voce confortante è che le famiglie verranno tenute insieme,staremo a vedere . In ogni caso 80 persone non rispecchiano la capacità della palazzina , molti come già detto si erano spostati negli altri palazzi , molti di più tra uomini e donne invece in questo periodo sono a Saluzzo e nel foggiano a fare i braccianti .Alcuni di questi ultimi infatti chiamavano preoccupati chiedendo dove sarebbero andati ad abitare una volta tornati a Torino. C’è da scommettere che queste persone hanno perso la casa e quanto gli è stato murato dentro e non essendo presenti in queste settimane e non potendo esserlo nelle prossime ,non avranno neanche una ricollocazione all’ interno del progetto . Stando ai numeri da una palazzina che nei periodi invernali offre riparo a 180 persone ,solo 80 sono state sgomberate e inserite nel progetto di Compagnia di San Paolo,non capiamo come davanti a questi dati i fautori dello sgombero possano cantare vittoria. Un particolare interessante è che i funzionari del Progetto abbiano distribuito i tanto agognati titoli di viaggio ai Somali presenti nella palazzina , diritto che la prefettura di Torino negava senza un perché da 5 anni . Probabilmente la promessa dei documenti ha fatto sì che in molti e molte si siano in fine rassegnati allo sgombero e al reinserimento nell’ennesimo ed inutile percorso di accoglienza con durata di un anno senza opporre grande resistenza,rendere ricattabili le persone negando dei diritti fondamentali ha dato i propri frutti. In conclusione ora sono tutti contenti, San Paolo, Appendino, Salvini, il questore e le cooperative. Fra un anno invece le persone sgomberate si troveranno di nuovo in mezzo a una strada, ma chissà che con i titoli di viaggio non vadano a portare il problema altrove in Europa”.
CSOA Gabrio
Di seguito una nostra riflessione su un’immagine dello sgombero che -speriamo- non faccia il giro del mondo e non diventi simbolo di qualcosa che non c’è.

Fonte: La Repubblica Torino

Speravamo che la sindaca Appendino collegandosi dalla sua pagina facebook ci spiegasse cosa si intende con la dicitura “sgombero dolce” della palazzina marrone dell’ex MOI. Speravamo che i giornali che così hanno definito l’operazione di polizia di stamattina lo chiarissero. Ci sarebbe piaciuto sapere come può uno sgombero essere “dolce”, essendo uno sgombero per definizione un atto di forza e violenza. Subdola forse, ma sempre di violenza si parla, violenza anestetizzante.
Nel frattempo scorriamo i titoli dei giornali con un moto di schifo e ribrezzo. La narrazione mediatica sul MOI raggiunge in queste ore livelli disgustosi. Oltre alla nuova definizione di sgombero soft, che nessuno sa esattamente cosa sia ma che assomiglia tanto a qualsiasi altro sgombero altamente mediatizzato e ammantato di buoni sentimenti e politicamente corretto, anche i funzionari di polizia non mancano di sfilare sulla passerella delle celebrità. Tra tutti Ferrara della DIGOS, che non è nuovo all’insulto e alla provocazione a danno dei manifestanti (https://youtu.be/EPXHUxBO6dI qui una chicca che lo ritrae nei panni di un novello Tex Willer intento ad amministrare la giustizia a suon di sganassoni gratuiti), che a Torino in tante e tanti hanno avuto modo di incontrare senza un obiettivo fotografico a mediare. Come il poliziotto che a Roma i giornali ebbero cura di schiaffare su tutte le prime pagine per giorni mentre “accarezzava” una migrante sgomberata, e che venne poi ripreso nel solerte adempimento del dovere (leggi “rincorrere migranti manganello alla mano”), anche a Torino non si manca di lodare silenziosamente i funzionari di polizia per la loro “umanità” prontamente esibita davanti agli obiettivi delle fotocamere. Ora una bambina oltre ad essere stata sbattuta per strada subisce l’ennesima violenza mediatica, diventando suo malgrado simbolo di qualcosa che non esiste, che è pura ideologia, volgare e ipocrita narrazione senza alcun contatto con la realtà. Simbolo di una società in cui vigono la pace e l’integrazione.

Che cos’è uno sgombero dolce? Azzardiamo un’ipotesi: è sbattere gente per strada irrompendo nelle loro case alle cinque del mattino, murare gli ingressi, blindare una strada, filmare solidal* e fare gli smargiassi dietro occhiali da sole a specchio forti dell’impunità assoluta, mentre i giornali parlano di situazione tranquilla, ragionevolezza degli occupanti, concordia di tutti gli attori istituzionali coinvolti, che ottengono tutti la loro fetta di torta alla celebrità.
Col sorriso esibito alla bisogna.

Solidarietà alle persone sgomberate dell’ex MOI.