La settimana di Manituana 11-17 marzo

Il muro di casse tirato su da Mononoke Collettivo e la nuova sala concerti in occasione della festa di sabato vi ricordano gli appuntamenti della settimana!

-Mercoledì alle 21 insieme a SuiGeneris si terrà la Presentazione de “Il gatto di Chagall” (S. Spampinato, 2018)

-Giovedì dalle 16 la distribuzione del Gruppo di Acquisto Solidale Manituana.

-Venerdì ci vediamo al Csoa Gabrio! Insieme a* compagn* del Gabrio organizziamo un benefit pullman per la marcia contro le grandi opere inutili del 23 marzo a Roma! Seguite le nostre pagine per restare aggiornat*!

-Domenica dalle 13 torna il pranzo sociale Buena Onda e, a seguire, ci rimbocchiamo le maniche per cominciare a creare gli orti urbani! Porta quel che vorresti trovare, al bere ci pensa Manituana!

Marijtuana – Collettivo Antiproibizionista Biblioteca di Milorad

La settimana di Manituana 4-10 marzo

Il nuovo bancone del bar di Manituana vi ricorda gli appuntamenti della settimana!

-Giovedì dalle 16 il consueto appuntamento con la distribuzione del Gruppo di Acquisto Solidale Manituana.
Alle 21 secondo evento in vista dell’#lottomarzo! Nome di Battaglia Donna – Buena Onda Cineclub (Daniele Segre, 2016). Sarà presente il regista!

-Venerdì le attività sono sospese per tutta la durata dello Sciopero Globale Transfemminista ⏩ https://goo.gl/8hYsSM
Ci vediamo in piazza!

– Sabato dalle 17 per tutta la notte Manituana Opening Act! Insieme a Mononoke Collettivo e Sound Hill Collective inauguriamo la sala concerti!

– Domenica, in vista del 23M, Marcia per il Clima e Contro le Grandi Opere Inutili la seconda tappa del ticket del Buena Onda Cineclub con “Before the Flood” (L. Di Caprio, 2016).

Marijtuana – Collettivo Antiproibizionista Biblioteca di Milorad

Contributi – Ma quindi siamo tutti terroristi?

Riceviamo e condividiamo un racconto di tre settimane di militarizzazione in Aurora e della risposta che gli abitanti e le abitanti del quartiere hanno voluto dare alle prepotenze delle forze dell’ordine.

Il 7 febbraio 2019 – giorno dello sgombero dell’Asilo – è una data che ha segnato l’inizio di una catena di fatti che si sono susseguiti, e proseguono tuttora, come un botta e risposta da ambedue le parti coinvolte: le persone comuni e le istituzioni

“Ma quindi siamo tutti terroristi?” non è uno slogan, ma una domanda che nasce spontanea dalla perplessità dei due bambini, raffigurati nell’immagine, per il fatto di mostrare i propri documenti per tornare o uscire di casa e per andare a scuola. Questa vicenda non ha luogo in zone lontane dal nostro interesse quotidiano, ma è ciò che accade oggi a Torino nel quartiere di Aurora dove è stato sgomberato l’Asilo Occupato.

Il 7 febbraio 2019 – giorno dello sgombero – è una data che ha segnato l’inizio di una catena di fatti che si sono susseguiti, e proseguono tuttora, come un botta e risposta da ambedue le parti coinvolte: le persone comuni e le istituzioni. Da un lato infatti vediamo i grandi interessi economici e politici della sindaca Chiara Appendino e del Ministro degli Interni Matteo Salvini: parlano di giustizia, di un’operazione di pubblica sicurezza (detta “operazione scintilla”), e ringraziano l’elevato numero di agenti di polizia dispiegato per lo sgombero di uno spazio sociale, esistente da più di 20 anni e che ha più volte offerto sostegno non solo a realtà emarginate dalla società ma anche a famiglie, vittime delle conseguenze negative della riqualificazione delle zone di Aurora e Porta Palazzo. Lo sgombero non ha infatti solo infierito sulle vite dei cosiddetti anarco- insurrezionalisti, ma anche sull’esistenza di un intero quartiere che ancora oggi vive in un clima di terrore, in ostaggio delle forze dell’ordine che hanno creato una vera e propria zona rossa, decorata da enormi checkpoint che chiudono Via Alessandria e camionette, idranti e volanti ad ogni angolo. È impossibile non notare la presenza costante di luci blu. Oltre ai gate stabili dove avvengono identificazioni di chiunque passi anche per sbaglio nei paraggi, giorno e notte, risulta pesante il comportamento spesso arrogante ed aggressivo degli agenti che passeggiano per le strade o bevono un caffè nei bar della zona; molte sono infatti le testimonianze di abitanti del quartiere che si lamentano dei loro comportamenti prevaricatori e di come sia ormai impossibile vivere una quotidianità tranquilla o “normale”. Il paradosso è che con questa  richiesta di normalità dal quartiere, la nostra sindaca abbia giustificato la cementificazione di uno spazio che sostiene di aver liberato dagli anarchici, definiti terroristi, e restituito alla città. Ed è proprio per arrestare questi “terroristi”, magari anche ornati di piercing e tatuaggi, riconosciuti attraverso comparazioni antropometriche di dubbia attendibilità, che è stato dato il via allo sgombero. Gli arrestati sono infatti ritenuti responsabili di presunti attentati nel contesto di azioni politiche contro i CPR (centri di permanenza per i rimpatri) del 2016. Tali azioni erano volte a proteggere gli immigrati dalla privazione della libertà personale, da un regime di coercizione che, tra le altre cose, impedisce loro di ricevere visite, di far valere il fondamentale diritto alla difesa legale (cit. meltingpot.org) e dai trattamenti disumani che continuano a subire all’interno di queste strutture. È piuttosto facile quindi individuare, nascosti dietro i fatti attuali, gli interessi politici di chi non si limita a prendere le distanze dall’ideologia anarchica; è evidente infatti che la volontà non sia semplicemente quella di liberare questi spazi da chi li occupa ma di liberarsi dell’impatto socio-politico delle loro azioni, palesemente contro la politica xenofoba e razzista del nostro Ministro degli Interni.

“Terrorismo” è quindi la parola del momento, strumentalmente accostata, in base alle esigenze politiche, all’una o all’altra categoria di persone: arabi e musulmani, fino a poco tempo fa, ed oggi gli anarchici. Ma chi sono i terroristi? Il terrorista è letteralmente colui che produce e diffonde terrore attraverso atti o minacce di violenza. Sulla base di questa definizione, appare chiaro come ad oggi i terroristi non siano gli arabi o i musulmani, né tanto meno gli anarchici, che hanno bruciato qualche cassonetto. Consideriamo inoltre che il pensiero anarchico non è reato, a differenza dell’apologia del fascismo. Eppure non si riscontra lo stesso entusiasmo da parte delle istituzioni nel contrastare realtà come  Forza Nuova, o peggio Casapound, che non solo è riuscito a raccogliere abbastanza consenso da candidarsi alle elezioni politiche dello scorso anno, ma porta anche avanti diverse occupazioni sul territorio nazionale. L’anarchia è un progetto politico che propone valori come la pacifica condivisione e collaborazione tra donne e uomini ed è spesso invece confusa con atti di violenza che si sono manifestati in piazza non in nome dell’anarchismo ma guidati dal semplice e profondo sentimento di rabbia nei confronti della situazione attuale. Sono quindi le stesse istituzioni, che impiegano il loro apparato difensivo, a seminare terrore psicologico in un quartiere che si trova a vivere nell’ansia senza capirne le ragioni. Quelle forze dell’ordine che dovrebbero difenderci ed invece ci aggrediscono verbalmente, ci controllano per strada guardandoci come potenziali criminali, lanciano lacrimogeni urticanti (nel resto d’Europa illegali) sulle masse e sui balconi di Corso San Maurizio e caricano sul 4. Inoltre parliamo di un grande  investimento monetario volto a mantenere permanente il dispiegamento di agenti di polizia che controllano le zone più visibili e prossime al centro della città. Nel mirino della strategia sociale, che prevede l’allontanamento dei poveri e dei loro disagi, vi sono proprio i quartieri di Porta Palazzo, Aurora e Barriera di Milano, soggetti a tutti gli effetti negativi della parola “riqualificazione”. Esempi di questo fenomeno sono la tentata cacciata dei balonari, la zona rossa e i continui sfratti che si ritrovano a far parte di una cornice di un progetto ben più grande di estetica. Un progetto che non risolve i problemi che pullulano nelle strade di queste zone, ma attua un ulteriore emarginazione e soppressione di individui, dipinti spesso come pericolosi, attraverso ciò che viene chiamata pubblica sicurezza. Le domande relative allo stato di assedio di Aurora sorgono quindi spontanee. Da chi e da che cosa stavolta ci devono difendere? Perché, dopo ormai tre settimane dalla cacciata dei presunti terroristi anarchici dal quartiere, gli agenti di polizia con le loro camionette vengono pagati per controllarci?  

“Terrorismo” è quindi la parola del momento, strumentalmente accostata, in base alle esigenze politiche, all’una o all’altra categoria di persone: arabi e musulmani, fino a poco tempo fa, ed oggi gli anarchici

È da questa serie di domande che nasce la nostra necessità di ricevere delle risposte coerenti e non frasi fatte sui Social Media che proteggono la faccia di chi dice di stare dalla parte delle persone comuni. L’obiettivo è quello di far calare le maschere, di mettere queste facce in difficoltà davanti a tutti coloro che ancora si illudono di essere da loro rappresentati e rispettati. Con questa idea sono state realizzate varie iniziative nei paraggi della zona rossa per andare a rompere questo clima di stato di emergenza e per far rivivere in tranquillità le strade dagli stessi abitanti del quartiere. Ma neanche questi piccoli ritagli di normalità sono stati rispettati dalle forze dell’ordine che hanno dovuto ricorrere a schieramenti di celere per ricordarci della loro incessante presenza.

Quello che più ci colpisce in questo momento è il silenzio stampa degli ultimi giorni, che sono stati ricchi di iniziative di protesta da parte della comunità

Domenica 24 febbraio 2019 si è tenuta una merenda solidale nel quartiere di Aurora, tuttora assediato dalle forze dell’ordine. Alle ore 14 di questa giornata, quindi ben due ore prima dell’evento, per una presunta ordinanza, si sono piazzate ben quattro camionette su ogni piazzale di Largo Brescia, cercando di ostacolare l’organizzazione della merenda ed intimidire le persone che avessero voluto partecipare. Alle ore 16 , 8 persone tra ragazz*, adulti e bambin* hanno subito un’identificazione dagli agenti della Digos che li hanno minacciati di portarli in questura se non avessero acconsentito ad essere scortati dalla celere all’angolo con Via Bologna. Malgrado ciò ed in compagnia di digossini e celerini, la merenda si è tenuta ugualmente: sono stati montati i tavoli, è stato allestito il cibo da tutti portato e condiviso e si è mangiato e socializzato al suono di musiche popolari e commerciali. Molti sono stati gli interventi al megafono, non solo da parte degli organizzatori ma anche da parte di famiglie del quartiere che testimoniano la loro partecipazione, la loro opposizione verso la continua militarizzazione e dispiego di inutili forze dell’ordine anche in eventi pacifici e sociali come questo. “Noi non sentiamo il bisogno di essere difesi, non abbiamo paura se non della quantità di polizia armata che popola il quartiere da settimane, quindi ci piacerebbe capire da cosa ci state difendendo e per quanto ancora questa storia debba andare avanti”, sono le parole di persone comuni offese dalle istituzioni, che si servono di discutibili e false giustificazioni per nascondere questa palese  manovra mediatica e politica. È arrivata anche, da alcuni cittadini, la richiesta di chiarimenti riguardo la quantità di soldi impiegata per mantenere questo assedio per tutto questo tempo. Molte famiglie e bambin* che volevano anch’essi partecipare alla merenda sono stati intimiditi dalla presenza dello schieramento della celere proprio davanti al tavolo del cibo, ragion per cui molti, dopo essere arrivati in Largo Brescia, hanno deciso di tornare a casa. Colpisce infatti la testimonianza di un papà che ha deciso di partecipare alla merenda con la figlia di 6 anni, spaventata dagli agenti armati che si è trovata di fronte per prendere la nutella; “Sono prepotenti anche di fronte ai bambini”- afferma il padre guardando sua figlia – “[…] Il suo volto all’altezza di un’arma da fuoco! Non si possono chiamare forze dell’ordine, hanno portato disordini mai visti prima in questo quartiere e la mia più grande paura è che ci si abitui a tutto questo. Non dobbiamo assolutamente permetterlo”.  

L’idea di questa merenda  è stata ampiamente condivisa ed apprezzata. 150 circa sono stati i partecipanti tra adulti ed allegri bambin* a sgranocchiare cibo e bere thè, ritenuti talmente pericolosi per il quartiere da necessitare una tale difesa da parte delle istituzioni.

Quello che più ci colpisce in questo momento è il silenzio stampa degli ultimi giorni, che sono stati ricchi di iniziative di protesta da parte della comunità; infatti, dopo aver riportato le entusiaste dichiarazioni pubbliche di  Appendino e Salvini in merito ai primi fatti riguardanti lo sgombero dell’Asilo, le notizie si sono limitate a parlare esclusivamente di un movimento anarco-insurrezionalista, della sua violenza di piazza e delle accuse di terrorismo, senza dar spazio a tutto ciò che vi è dietro la protesta, per poi dimenticarsi di informare i cittadini e le cittadine che è quasi un mese che il quartiere di Aurora è sotto assedio e che le persone sono stanche di essere prese in giro dalle false promesse dei nostri cari amici politici.