Tutte Vere, tutte Libere!

Via Cecchi, ma nel senso di via dai piedi!

Sesta tappa, via Antonio Cecchi – Riprendiamoci la storia, partendo dalle strade / Forse non tutt* sapete a chi è dedicata la via in cui siamo ora. È facile che le storie delle persone dietro la nostra toponomastica scompaiano dietro il presente e i mille nuovi significati che questo attribuisce a quei nomi. Ma i nomi, seppur composti da una stratificazione di significati, non sono “solo nomi”. E infatti Antonio Cecchi non è solo un nome: fu ufficiale di Marina nella seconda metà dell’Ottocento, e si impegnò nella Seconda Missione esplorativa Italiana nell’Africa Equatoriale e in numerose altre imprese nell’ambito del progetto colonialista italiano. “Conoscer per meglio dominare”, il motto non dichiarato delle esplorazioni geografiche e  antropologiche di fine Ottocento, e la vita di Cecchi ne è il perfetto esempio. Stese numerose relazioni sulle sue spedizioni, in particolar modo in Abissinia, e si spese in proposte strategiche e politiche su quali aree sarebbe stato utile controllare. La narrazione ufficiale del progetto coloniale italiano ,ancora oggi, nasconde o omette gli eccidi, la pulizia etnica, gli stupri, le torture, l’esproprio di massa su cui si è costruito. I nomi di chi lo ha reso possibile e chi lo ha materialmente attuato vengono associati a eroi di guerra o martiri. Intanto, le persone migranti che raggiungono il continente sono ancora rinchiuse in lager per il semplice fatto di non avere la nazionalità giusta. Narrazioni rovesciate, utili a continuare l’esproprio di risorse fondamentali per il primo mondo capitalista. “Invasione” è la parola chiave di politiche che si nutrono della paura per generare consenso, eppure un esempio di cosa sia invasione ce lo darebbe la nostra stessa storia, se non venisse opportunamente mistificata. Una storia che continua. Notizia del marzo 2021 è la costruzione della prima base militare e strategica completamente italiana in Africa Occidentale, mai discussa nel nostro Parlamento. Allora approfittiamo della figura di Antonio Cecchi per ricordarci che l’orrore della Storia non si genera solo con la violenza delle azioni, ma con la costruzione di Storie funzionali, con la retorica, con la narrazione. Riappropriamoci della Storia a partire dalle storie delle persone che nei quartieri della nostra città vivono, del loro passato, del perché hanno deciso di intraprendere lunghi viaggi, non di conquista, ma per mille altri perché, spesso legati alle conseguenze dell’imperialismo.


Settima tappa, piazza Lotta per il clima – via il generale Baldissera, ricordiamo chi ogni giorno lotta per una società ecologista. Ascoltaci nel video

La toponomastica che ci piace

Ottava tappa, piazzetta Cerignola-via Foroni – Fuori i fascisti da Barriera/ Da oltre due mesi in questa piazza fascistume di ogni genere: da Fratelli d’Italia alle mascherine tricolore, da ItalExit alla Lega vengono a propinare odio e discriminazione con i loro slogan. Noi siamo giovani, studenti, ragazzi e ragazze che questo quartiere lo attraversano quotidianamente, che i problemi di povertà, precarietà incertezze sul futuro non solo li comprendono ma li vivono in prima persona sulla propria pelle. A noi non interessa venire qui a sputare odio o a raccogliere manciate di voti come fanno altri, ci interessa ricordare il 25 aprile per ricordarci collettivamente che la barriera di Milano è stato da sempre un quartiere operaio, un quartiere dove i fascisti hanno trovato una strenua resistenza da parte della classe popolare e crediamo fermamente che oggi serva ripartire da lì, tornare a costruire ponti di solidarietà tra chi è sfruttato o sfruttata, tra chi è discriminato, tra chi pensa che da questa crisi ne usciremo insieme o non ne usciremo. Sappiano dunque questi politicanti che un giorno vengono nei quartieri popolari a chiedere voti e il giorno dopo vanno a trattare con la mafia o con chi fa affari sulle nostre vite che la pazienza è finita e che in questo quartiere non c’è spazio per loro e non ci sarà mai. Viva il 25 aprile, viva chi resiste!

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